Zuckerberg fa marcia indietro: ora privacy degli utenti fondamentale per Facebook

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

L’avevamo lasciato all’inizio dell’estate in grave imbarazzo durante un’intervista sulla privacy da parte di All Things Digital in cui gli si facevano domande sulle politiche legate alla privacy del suo strafamoso sito in blu, in un periodo burrascoso dove, dopo aver spavaldamente affermato che la privacy era un concetto che ai giovani non interessava più e dopo che Facebook aveva stravolto le proprie impostazioni sulla privacy, in cui non si chiedeva più l’autorizzazione preventiva su cosa uno voleva fosse pubblico, ma su cosa NON voleva che lo fosse, era seguito un vero e proprio uragano di polemiche e per ultimo addirittura l’intervento della UE sull’argomento. L’intervista, dove il nostro aveva letteralmente sudato freddo in diretta, chiudeva dunque questo periodo, dopo il quale il social network si era messo silenziosamente al lavoro per ripensare la situazione ed ora ecco che spuntano fuori tre nuove opzioni e le dichiarazioni del responsabile europeo per la privacy di Facebook.

“La cosa più importante per noi sono i dati dei nostri utenti. Dati che appartengono solo a loro e che loro devono poter gestire in totale autonomia, decidendo chi può accedere a queste informazioni, cosa possa essere condiviso e quando questo possa accadere. Il nostro sforzo è costantemente in questa direzione perché è il cuore del nostro rapporto con gli utenti”. Così Richard Allan ha spiegato le motivazioni alla base delle tre nuove opzioni di controllo che Facebook sta per implementare ed ha continuato: “Uno dei nostri compiti principali è quello di garantire agli utenti che i loro dati rimangano loro. I dati non sono nostri, non li vendiamo a terze parti, e allo stesso tempo cerchiamo di educare i responsabili marketing delle aziende a vivere in un era dove la condivisione dei dati non vuol dire prenderne possesso”. Una sterzata brusca quindi, che ha addirittura il sapore dell’inversione a U nei confronti della direzione intrapresa solo pochi mesi fa con le dichiarazioni del CEO e fondatore Zuckerberg che tante polemiche avevano suscitato.

Le tre novità sono nell’ordine tre opzioni, la prima riguarda la possibilità per gli utenti di sapere come le applicazioni che vengono autorizzate, ad esempio i giochi, usano i nostri dati, quando li usano e quanti ne usano, in modo da decidere se fornirne di meno o addirittura disabilitare l’applicazione in questione. Nella maggioranza dei casi i dati saranno presumibilmente utilizzati per le funzioni specifiche del gioco o dell’applicazione prescelta ma non tutte le applicazioni sono uguali e alcune utilizzano un maggior numero di dati di altre, magari in una maniera non gradita ad alcuni utenti. “Dato che la nostra esperienza online sta diventando sempre più sociale è importante poter verificare esattamente come gli altri siti utilizzano i vostri dati per il servizio che vi offrono”, ha infatti affermato un inedito Mark Zuckerberg nel suo blog, presentando le nuove funzioni. Le altre due funzioni riguardano rispettivamente la possibilità di scaricare sul proprio PC tutto quello che nel tempo abbiamo postato sul sito, per una ragione qualsiasi, con un semplice click su un link nelle account information; l’altra invece si chiama Groups e consente di condividere quello che vogliamo con piccoli gruppi di persone all’interno delle nostre liste di amici. Fino ad oggi su Facebook era possibile condividere le nostre foto o i nostri messaggi solo con gli amici, con gli amici degli amici o con tutti, mentre era decisamente più complicato selezionare a chi far vedere e a chi no determinati contenuti, essendo necessario compilare manualmente delle liste specifiche. Con Groups invece diviene possibile condividere informazioni più personali con la famiglia, o professionali con i colleghi, senza dover postare tutto a tutti o spendere del tempo a stilare liste specifiche.

Solo il tempo ci potrà dire se le intenzioni del sito in blu sono buone o, dopo aver calmato la bufera, cercheranno modi ancora più subdoli di fare soldi con i nostri dati.

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