Equo compenso: la UE dichiara l’illegittimità del decreto Bondi

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Non molto tempo fa l’attuale governo italiano approvò un provvedimento, conosciuto come Decreto Bondi dal nome dell’omonimo ministro che l’aveva redatto, che prevedeva l’estensione della tassa cosiddetta dell’equo compenso a tutti i dispositivi potenzialmente atti a contenere materiale elettronico coperto da copyright; in pratica una tassa a monte indiscriminata, per sanzionare eventuali infrazioni del diritto d’autore che non si sa nemmeno se sarebbero state commesse e che andava a colpire indiscriminatamente tutti i consumatori, con aumenti dei costi di praticamente tutti i componenti dell’elettronica di consumo, dai CD agli HDD alle macchine fotografiche a qualsiasi cosa che contenga in sé una memoria di massa. Ora la UE si è però pronunciata e ha sancito l’illiceità di tale provvedimento.

Non c’è dubbio che si trattava di una bella iniezione di soldi nelle casse disastrate della SIAE, parliamo di alcune decine di milioni di euro l’anno, un regalo del Governo a un’azienda mastodontica in crisi, con buchi nel bilancio dovuti ai costi eccessivi del suo menagement. Il Ministro della Cultura Sandro Bondi aveva allora deciso che era cosa buona e giusta prendere parte dei soldi necessari a tenere in piedi il carrozzone della SIAE dalle tasche dei cittadini, di tutti, a prescindere se abbiano mai infranto un copyright o abbiano mai avuto intenzione di farlo.

Le associazioni di consumatori erano insorte subito ed era partita l’interrogazione del TAR del Lazio e, nell’attesa, si era chiesta una moratoria a tempo indeterminato sull’entrata in vigore del provvedimento, moratoria che il ministro non ha mai voluto concedere. Nel frattempo, di fronte alle lentezze del nostro sistema giudiziario, la corte europea ha fatto molto prima e si è già pronunciata, giudicando impropria la legge attuale.

È necessario infatti che l’equo compenso per copia privata sia necessariamente ancorato all’effettivo utilizzo – ancorché identificato solo su base presuntiva – del supporto o del dispositivo per la realizzazione di una copia privata. La semplice idoneità di una tipologia di supporto o dispositivo alla registrazione di una copia privata così come la sua capacità di registrazione non possono quindi rappresentare un presupposto impositivo per l’obbligo di pagamento dell’equo compenso per copia privata. “L’art. 5(2)(b) della Direttiva 2001/29 deve essere interpretato, nel senso che è necessario un rapporto tra l’applicazione dell’equo compenso per copia privata in relazione ad un dispositivo o supporto ed il suo utilizzo per l’esecuzione di una copia privata”, spiegano infatti i giudici. La Corte di Giustizia completa il concetto aggiungendo inoltre che “conseguentemente, l’indiscriminata applicazione dell’equo compenso, in particolare, in relazione a dispositivi o supporti distribuiti a soggetti diversi dai consumatori e evidentemente riservati ad usi diversi dall’effettuazione di copie private, è incompatibile con la disciplina europea contenuta nella Direttiva 2001/29″.

Il principio sancito dalla Corte entra quindi a far parte dell’Ordinamento europeo ed è, pertanto, destinato a far sentire i suoi effetti negli Ordinamenti di tutti i Paesi membri: ogni norma di legge o regolamento di qualsiasi governo membro dell’Unione Europea in materia di equo compenso che sia incompatibile con la disciplina europea della materia, come interpretata dalla Corte di Giustizia UE nella Sentenza del 21 ottobre scorso, dovrà quindi semplicemente essere disapplicata dai giudici nazionali, senza nemmeno il bisogno di chiedere una nuova decisione della Corte in merito.

Un’ottima decisione, che restituisce una parte dei diritti ai poveri consumatori sempre più spremuti dalle major che non sanno come altro racimolare soldi per mantenere in piedi la loro vecchia e inadeguata forma di business. Ora c’è solo da capire se i soldi affluiti in questi mesi alle casse della SIAE dovranno essere restituiti o meno, visto che il ricorso è stato contemporaneo all’approvazione del decreto.

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Un commento

  1. Tsunami

    Giustizia è fatta!!!

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