E-Legs: quando la scienza ha un’applicazione pratica

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Non c’è dubbio che, in poco più di un secolo, la tecnologia abbia fatto passi da gigante in tantissimi ambiti, portando spesso gli esseri umani a compiere cose che mai avrebbero nemmeno immaginato solo pochi decenni prima. Tuttavia, spesso ci si ritrova a chiedersi, o almeno a me capita, quanto ci sia stato di veramente utile in tutto questo progresso, almeno in senso lato: quanta tecnologia cioè sia stata sviluppata per essere immediatamente e chiaramente utile a un qualche scopo concreto. Non saprei quantificare esattamente, ma immagino che tale tipo di avanzamenti tecnologici non rappresenti nemmeno la metà dell’insieme del progresso. A volte però ci sono delle eccezioni, come queste gambe elettroniche, che potrebbero, in un futuro non troppo prossimo, far tornare a camminare le persone semiparalizzate.

Si tratta di un esoscheletro realizzato nei laboratori della Berkeley Bionics, azienda californiana guidata da John Fogelin, e sono state ribattezzate e-Legs. Al momento sono ancora in sviluppo e non sono ancora in grado di assicurare la possibilità di deambulare in maniera completamente autonoma, ma al momento possono già essere usate con vantaggio nella riabilitazione e forse, in futuro, potranno permettere di rinunciare alla sedia a rotelle e tornare a camminare parzialmente liberi; l’obiettivo a lungo termine è infatti quello di creare una versione sempre più leggera e con batteria a lunga durata in modo che in futuro possano competere sul mercato con la sedia a rotelle e aiutare il paziente paralizzato a muoversi.

Le e-Legs sono comunque pronte per iniziare la sperimentazione clinica sui pazienti con lesioni al midollo spinale. Le gambe elettroniche rivestono quelle della persona e sono dotate di quattro motori, ammortizzatori sulle caviglie e sensori di posizione, mentre il “cervello” che le coordina è posizionato in uno zaino molto sottile che attualmente viene indossato sulla schiena dal paziente.

Non c’è dubbio che questo non sia l’unico progetto basato su esoscheletro, da anni ci sono sperimentazioni ad esempio per l’esercito, ma questo, almeno, mira a restituire la possibilità di camminare a persone sfortunate e non a rendere più efficienti gli strumenti di morte.

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