Class action contro Google: avrebbe venduto parole chiave

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Chi l’ha detto che solo quelli di Facebook sono cattivi, non rispettano la privacy dei propri utenti e si rivendono i dati personali in cambio di introiti? A quanto pare non sono gli unici invece e anzi, la scorrettezza sembra essere equamente distribuita tra le grandi aziende protagoniste dell’ICT, se è vero che, come sostiene un’accusa che ha appena fatto partire una class action negli USA, anche Google ha ceduto a terzi milioni di dati personali dei propri utenti.

Questo infatti è, al momento, ciò che sostiene l’accusa che ha dato il via auna class action avviata presso un tribunale di San José, California e guidata dalla signora Paloma Gaos. Sembrerebbe infatti che a Mountain View abbiano violato la privacy di milioni di cittadini statunitensi, consegnando una serie massiva di informazioni personali a società specializzate in marketing e advertising, vi ricorda niente? Al centro delle accuse sono finiti i cosiddetti referrer data, ovvero quei dati che indicano l’esatta provenienza delle visite da parte degli utenti, le cui abitudini di navigazione sono così perfettamente tracciabili; in particolare, sempre secondo l’accusa, Google comunicherebbe a terzi le parole chiave usate per l’accesso a determinate pagine Web, termini molto spesso relativi ad informazioni personali degli stessi utenti, tra cui nomi completi, indirizzi fisici o di posta elettronica, numeri di telefono o di previdenza sociale, ma anche dati sensibili, come ad esempio quelli relativi alla salute, alla religione o ai gusti sessuali.

Ora l’azione legale ha chiesto al giudice anzitutto di comminare una pena pecuniaria a BigG ma anche di emanare un’ingiunzione che blocchi una precisa pratica illecita, ovvero appunto questa condivisione selvaggia delle parole chiave scelte dagli internauti per effettuare le proprie ricerche sul Web.

Insomma la storia infinita sembra ripetersi e, come sempre, non sembra levarsi all’orizzonte alcun paladino dei consumatori e dei loro diritti, troppo spesso calpestati.

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