ACTA: versione quasi definitiva?

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Come di consueto, periodicamente giungiamo puntuali all’appuntamento con la fuga di notizie sullo stato di avanzamento dei lavori attorno ad ACTA, l’acronimo del famigerato trattato internazionale Anti Counterfeiting Trade Agreement, che, nonostante le proteste e le pressioni internazionali, non solo di associazioni di consumatori ma anche di enti come l’Unione Europea, continua a essere portato avanti in segreto. In questi giorni è emerso un nuovo documento, che fotografa uno stato di avanzamento dei lavori ormai molto prossimo al completamento e che mostra alcuni cambiamenti di rotta, che farebbero presagire una versione più morbida di alcuni provvedimenti paventati nei mesi scorsi.

Ormai i negoziati per il trattato si avviano verso la conclusione, ancora alcuni mesi e dovrebbe essere definitivamente ratificato. Negli incontri svoltisi stavolta a Tokyo tuttavia, qualcosa sembra essere cambiato rispetto all’ultima fuga di notizie, i provvedimenti sembrano essere divenuti più morbidi e realistici in alcuni ambiti.

Anzitutto infatti la paventata minaccia di ritenere gli ISP responsabili penalmente è scomparsa dal testo a favore invece di scenari di cooperazione. I provider resteranno semplici intermediari agli occhi della legge e quindi non responsabili dei contenuti che veicolano, ma resta l’obbligo di consegnare ai detentori dei diritti i dati identificativi di tutti quegli utenti colti in flagrante. Dovranno però esserci motivi fondati prima che le forze armate del diritto d’autore ottengano un’ordinanza per costringere i vari fornitori a consegnare i dati. Sembrerebbe inoltre che sia stato escluso ogni meccanismo basato sui cosiddetti three strikes di Sarkoziana memoria, che avrebbero in pratica estromesso dalla fruizione di Internet e dei suoi servizi gli utenti beccati a violare il copyright.

Tutto è bene quel che finisce bene dunque? Ma nemmeno per sogno purtroppo. Restano infatti molti dubbi sulla liceità dei provvedimenti previsti da questo accordo. Intanto, come sottolineato anche da una delle associazioni di consumatori, La Quadrature Du Net, ciò che non è cambiato è che sostanzialmente questo accordo continua a prevedere la trasformazione dei detentori dei diritti e dei provider in controllori della Rete e ad agire di conseguenza, un ruolo che assolutamente non gli competerebbe. Inoltre resta la preoccupazione per la criminalizzazione indiscriminata di qualsiasi utente utilizzi strumenti di condivisione su Internet, non per forza di contenuti illeciti, cosa tra l’altro che andrebbe definita bene, perché nell’era di Internet non è ben chiaro il limite che distingue la condivisione (come prestare un libro o un CD a un amico) e il furto conseguente all’infrazione di una proprietà intellettuale.

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