Abrogazione del decreto Pisanu: il WiFi torna libero?

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Ve ne parlammo quasi un anno fa: sull’onda emotiva dei fatti susseguitisi dall’11 settembre fino agli attentati del 2005 a Londra in Italia fu presentato un decreto antiterrorismo che, tra i vari provvedimenti, comprendeva anche quello dell’obbligo si identificazione di chi si connetta a un hot spot pubblico, tramite presentazione della carta d’identità al gestore dello stesso hot spot e conseguente registrazione. Negli anni seguenti questo decreto, prorogato di anno in anno, è stato additato come il maggior responsabile del mancato decollo del WiFi in Italia, un Paese che, per la sua geografia, ne avrebbe invece molto bisogno per combattere un digital divide tutt’oggi molto diffuso nei mille paesini della nostra nazione. Già un anno fa era stata avanzata la proposta di abrogare quel decreto, ora l’argomento torna di attualità.

La proposta era del 2009, ma poi non se n’era parlato più, almeno fino ai giorni scorsi, quando una proposta bipartisan, sottoscritta sia da rappresentanti dell’opposizione che del centrodestra, specificamente di FLI e UDC, ha riproposto la questione. Obiettivo primario ovviamente l’abrogazione dell’articolo 7 del D.L. n. 144 del 2005, poi convertito con legge n. 155 del 31 luglio 2005 ossia appunto la norma che tuttora obbliga un gestore di pubblico esercizio a richiedere l’identificazione da parte dei suoi avventori per l’accesso alla Rete a mezzo WiFi. Dopo aver richiesto una specifica licenza al questore e prima di conservare in un apposito archivio i vari log relativi ai clienti/utenti. Una procedura estremamente burocratica, che ha avuto l’unico effetto di scoraggiare i più dall’offrire un simile servizio. “Non esiste una norma come questa in tutto il mondo. Abbiamo effettuato studi dai quali emerge che l’utilità effettiva di quanto previsto dall’articolo 7 è marginale” ha chiosato Linda Lanzilotta, attualmente a capo del Dipartimento per la Pubblica Amministrazione, a cui ha fatto eco Paolo Gentiloni, responsabile delle Comunicazioni del Partito Democratico, che ha affermato: “L’identificazione di un terrorista può avvenire in una svariata serie di modi come l’utilizzo della linea telefonica, e non è certo affidandosi alla consegna del documento d’identità al fornitore del WiFi che si garantisce maggior sicurezza”.

Questa dunque potrebbe essere la volta buona in cui, nel nostro paese, una legge venga davvero semplificata, abbattendone la portata burocratica, con ricadute positive sull’economia e lo sviluppo tecnologico e culturale.

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