Un chip per monitorare i vulcani dall’interno

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Vulcani e centrali nucleari: come monitorarli in modo da prevenire delle catastrofi? Fino ad ora non ce n’era alcuna possibilità; per quanto riguarda i vulcani ad esempio i dati potevano essere raccolti soltanto dopo l’eruzione, con i danni quindi già in atto, ma se si potesse sapere in anticipo cosa sta succedendo nelle viscere della terra si potrebbe ad esempio organizzare per tempo un piano di evacuazione della popolazione che vive nei pressi. Lo stesso dicasi per le centrali nucleari: il nucleo non può essere monitorato direttamente, a causa delle temperature elevatissime, ma se potessimo sapere direttamente cosa vi accade momento per momento, prevenire un guasto sarebbe più facile. Il problema, come detto era nella temperatura. Era, perché adesso parrebbe esserci uno spiraglio, chiamato carburo di silicio.

Resistente al calore. Resistentissimo anzi, fino a 900° C, una resistenza che lo pone tra i materiali più resistenti in assoluto in natura, tra il corindone e il diamante. A metterlo a punto sotto forma di chip funzionante ci hanno pensato i ricercatori dell’Università di Newcastle. Si tratta appunto del carburo di silicio, un materiale ceramico sintetico ottenuto unendo silicio e carbonio, dotato di eccezionale durezza e di una stabilità maggiore rispetto al silicio, avendo inoltre una tolleranza superiore alle radiazioni cosa che gli permetterebbe quindi di essere utilizzato in una molteplicità di contesti.

Ad esempio potrebbe monitorare i vulcani, attivi o spenti, dall’interno, riuscendo a trasmettere i dati senza problemi anche in mezzo alla lava, facendo così da “precursore” tecnologico in caso di eruzioni imminenti, che attualmente non possono invece essere individuate con precisione tramite lo studio dei soli fenomeni esterni ed accessori. Ma poiché resiste non solo alle altissime temperature ma anche alle radiazioni, potrebbe essere utilizzato anche nelle centrali nucleari, monitorando ad esempio l’interno stesso del nucleo, così da avere sempre l’esatta situazione. E non è tutto, perché all’Università di Newcastle indicano ancora altri scenari, come il monitoraggio, sempre dall’interno, dei motori degli aerei e addirittura quello degli impianti energetici o possibili attacchi terroristici con ordigni esplosivi installati nel sottosuolo.

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