UK: Cura Mandelson, tutti daccordo ma nessuno vuol pagare

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Sembravano tutti d’accordo, in Europa, quando l’anno scorso, sulla scia dell’entusiasmo di certe parti politiche per i provvedimenti francesi in materia di Copyright noti come “Legge Sarkozy” anche altri Stati hanno intrapreso direzioni simili. Tra questi uno dei più decisi è stata l’Inghilterra che in fretta e furia, per evitare ampi dibattiti sull’argomento e l’emergere di prevedibili opposizioni, ha approvato un provvedimento del tutto simile a quello francese, passato alla storia come “Cura Mandelson” dal nome del parlamentare che l’ha proposta. Sembravano tutti d’accordo appunto, provider, governo e detentori dei diritti, appunto, ma ora che bisogna stabilire chi si sobbarcherà i costi dell’operazione, nessuno vuol pagare.

Per le autorità britanniche si tratterebbe di una mossa necessaria, in grado di aiutare tantissimo l’intera economia creativa nazionale, salvando circa 200 milioni di sterline all’anno, che altrimenti andrebbero perse a causa delle attività illecite legate al P2P, questo almeno stando ai dati ufficiali. Ma chi pagherà per l’effettiva implementazione di questo assetto legislativo? Secondo il Governo di Londra, i tre quarti dei costi totali saranno addebitati ai detentori dei diritti, mentre il restante quarto sarà a carico degli ISP anglosassoni. Ed è proprio su questo aspetto che si crea il problema e il fronte, compattamente unito quando si tratta di incassare soldi, si divide sul chi li debba sborsare.

Nicholas Lansman, segretario generale di ISPA, ovvero l’associazione che nel Regno Unito tutela gli interessi dei provider, ha infatti fatto presente come, secondo il loro punto di vista, a sostenere tutti i costi dovrebbero essere solo ed esclusivamente i detentori dei diritti, visto che poi saranno anche gli unici beneficiari degli introiti, insomma per gli ISP, che in questa battaglia sono semplici vettori di interessi altrui, dovrebbe rappresentare una sorta di investimento: sostenere i costi epr poi ottenere maggiori benefici. Una posizione caldeggiata dal provider TalkTalk, che ha parlato di una suddivisione oltraggiosa, soprattutto perché atta a tutelare gli interessi del solo copyright. Ovviamente però la British Phonographic Industry (BPI)non è affatto di questo avviso e, tramite il suo direttore per le comunicazioni Adam Liversage, ha sottolineato come i vari provider dovrebbero pagare anche di più per la lotta al P2P, perché i file sharer approfittano dei loro network per violare ripetutamente il diritto d’autore.

Insomma, com’era facile prevedere, tutti vogliono i benefici, ma nessuno gli oneri, anzi, perché non li carichiamo per intero sugli utenti? Tanto pagano già una volta il servizio di base, probabilmente una seconda per avere poi dei contenuti a pagamento, perché non chiedergli anche dei soldi preventivi, in caso volessero usare illecitamente la Rete? Posizioni che, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la dicono lunga sull’affidabilità e la buona coscienza di questa oligarchia di affaristi che gestisce i diritti in luogo degli autori.

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