Quando il PC diventa umano

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

È il nostro migliore alleato, a volte il nostro miglior amico, anche se qualche volta ci fa davvero arrabbiare. Per questioni di lavoro, è probabile che trascorriamo più ore con lui che con nostra moglie o la nostra fidanzata, la nostra famiglia, i nostri figli o amici. Ci è ormai indispensabile e sul lavoro lo consideriamo uno della squadra, solitamente ha un nome e con lui abbiamo sviluppato un complesso rapporto emotivo. No, non è il collega o la collega di lavoro, ma il nostro PC: Clifford Nass, sociologo americano, ha studiato per un ventennio le interazioni tra gli uomini e le macchine, con risultati sorprendenti.

Prima il GPS nelle macchine della BMW e il software Clippy di Microsoft, la famosa graffetta che assisteva gli utenti inesperti di Office, poi man mano moltissimi altri aspetti delle interazioni tra uomo e macchina: questo è il campo di studi da oltre venti anni di Clifford Nass, sociologo e direttore del CHIME Lab, il laboratorio sulla Comunicazione fra Umani e Media Interattivi dell’Università di Stanford.

I risultati sono molto interessanti anche se forse, per noi che viviamo immersi in questo mondo un po’ scontati. A causa delle lunghe ore di lavoro che si condividono con la propria macchina infatti secondo Nass si sarà naturalmente portati a trattare il PC come se fosse un essere umano, curandolo, coccolandolo o rimproverandolo a seconda dei momenti. I casi studiati da Nass nel suo libro, non a caso intitolato “l’uomo che mentiva al suo PC”, sono tanti e disparati, ma mettono tutti in luce come gli esseri umani abbiano la tendenza a instaurare complessi rapporti con le macchine, con meccanismi di costruzione dei rapporti del tutto simili a quelli con altri esseri umani.

Questo può apparire scontato ai più smaliziati, ma implica anche che, in futuro, anche i PC saranno pensati per essere sempre più umanizzati nelle modalità di comunicazione e di linguaggio, al fine di interagire meglio con l’uomo e chissà forse che, un giorno non sappiamo quanto distante, ci ritroveremo seduti a un bar, dopo l’orario di lavoro, a parlare dei nostri problemi quotidiani col nostro amico PC.

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