La UE vuole la banda larga per tutti entro il 2013

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Nei giorni scorsi il Commissario Europeo per l’Agenda Digitale dell’Ue, Neelie Kroes, ha fissato due ambiziosi obiettivi nel suo rapporto sulle reti di nuova generazione (Ngn), che dovrebbero servire per combattere il digital divide e portare l’Europa a livelli di eccellenza, entro pochi anni: si parla infatti di estendere la disponibilità della banda larga a tutti i cittadini europei entro il 2013 e portare poi tutte le connessioni veloci a un minimo di 30 Mbit al secondo entro il 2020. Ma sarà dura in Italia vedere attuate queste disposizioni, tra provider che non si mettono d’accordo e tagli agli investimenti statali.

“La banda larga è ossigeno digitale ed è essenziale per lo sviluppo e il benessere dell’Europa” ha dichiarato a Bruxelles Il Commissario Kroes e dice sicuramente bene, perché è vero, visto che ormai sempre più l’economia gira, passa attraverso e dipende da Internet. La lotta al digital divide avrebbe infatti riflessi molto positivi in termini di occupazione; secondo le stime della Commissione infatti si creerebbero in tutta Europa più di un milione di posti di lavoro e, entro il 2016, l’indotto dell’economia legata alle Ngn dovrebbe raggiungere addirittura gli 849 miliardi di euro.

Per ottenere questi risultati, la Kroes ha delineato una serie di raccomandazioni specifiche, che poggiano su tre punti: da una parte, un approccio normativo comune, già delineato dalla Kroes in una sua raccomandazione specifica; dall’altra l’indicazione di utilizzare le frequenze lasciate libere dalla TV analogica, quelle dello spettro attorno agli 800 MHz, per la banda larga senza fili, da usare sia per navigare sul Web che per la telefonia Voip. Questo primo passaggio dovrebbe avvenire entro il primo gennaio 2013. Infine sarà necessario incoraggiare gli investimenti nelle reti Ngn. Portare la banda larga in tutte le case costerà infatti fra i 180 e i 270 miliardi di euro, soldi che i singoli Stati potranno attingere dai fondi strutturali dell’Unione oppure dai nuovi strumenti di finanziamento che la Banca Europea di Investimenti lancerà questa primavera.

Ma in Italia? Il nostro paese pare, come sempre, in controtendenza e sarà difficile vedere attuate le direttive europee nei tempi previsti, visto che proprio pochi giorni fa è stato annunciato il taglio dei contributi per aumentare la penetrazione della banda larga sul territorio nazionale da 800 a 100 milioni, senza contare i dissidi e le lotte intestine tra provider sull’argomento, il tutto in un Paese in cui, si per problemi culturali, sia infrastrutturali, che abbiamo già analizzato in passato, ci sono ancora ben 13 milioni di famiglie prive di collegamento veloce a Internet.

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