Google: sempre più Grande Fratello?

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Ormai è inutile negarlo e restare caparbiamente legati a quell’aspetto estetico e a quella comunicazione da outsider, da programma un po’ nerd e geniale, che ancora avvolge Google e impedisce agli occhi degli appassionati di vedere l’azienda di Mountain View per quello che è o che comunque si avvia sempre più ad essere: un gigante dalle proporzioni enormi e dalla vocazione sempre più preoccupante a fare incetta di dati, i nostri dati. Come Facebook e ormai molto più del “nemico pubblico numero 1″ Microsoft, ancora legato a un core business, quello dei sistemi operativi, lontano dal Web 2.0 e dalle sue implicazioni sulle vite di noi tutti, BigG è ormai una banca dati enorme e disponibile al miglior offerente, che non sempre è chiaro.

Ci osserva. Legalmente, forse, e con l’involontaria complicità della maggior parte degli utenti, ma ci osserva r ci studia, raccoglie informazioni su di noi e sulle nostre navigazioni, prende i nostri dati, quelli personali e non, e li usa per il suo business che è vendere pubblicità; ma i nostri dati sono disponibili anche per altre finalità visto che all’occorrenza, come ammette Google stessa, possono essere girati a governi o enti statali. Ma può capitare benissimo anche, e infatti è capitato, che un ingegnere del gruppo degli informatici “d’elite” di Google, i soli ad avere accesso ai dati più sensibili degli utenti, si metta a spiare gli account di alcuni minorenni, arrivando persino allo stalking. Google ha ovviamente prontamente licenziato l’indagato, ma con questa storia se n’è andata anche quella certezza assoluta – o almeno da sempre spacciata per tale dai vertici di Mountain View – che tutte le informazioni raccolte su di noi siano totalmente anonime, mai associate a un nome o a una faccia, e invece…

Ora l’azienda tenta di rifarsi una verginità aggiornando, come dicono loro, il regolamento riguardante le norme sulla privacy: “Desideriamo rendere le nostre norme più trasparenti, comprensibili e meno ridondanti. Vogliamo che siano facili da capire e da utilizzare anziché essere piene di gergo legale o tecnico. Ci auguriamo che d’ora in avanti le nostre regole sembrino scritte più per gli utenti che per gli avvocati”, questa è la dichiarazione che ha accompagnato la clamorosa retromarcia, in un messaggio pubblicato su tutti i siti di Google e che annuncia il prossimo aggiornamento in vigore dal 3 ottobre, un messaggio che ricorda molto le retromarce di Facebook e del suo patron Zuckerberg. Peccato però che quando si è trattato di scrivere il fondamentale capitolo del rapporto con il proprio cliente, quello relativo al trattamento dei dati personali, il colosso del Web è scivolato nel tecnicismo più cavilloso e ostile.

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