E-skin: la pelle artificiale in nanotubi

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Nelle settimane e nei mesi scorsi ci è capitato più volte di soffermarci sui progressi fatti nel campo dell’intelligenza artificiale e della robotica, vaticinando, fin troppo facilmente, un futuro prossimo in cui convivremo con tali realizzazioni, sul lavoro e, probabilmente, anche nella vita privata. Alcuni scienziati sostengono che la forma umana non sia la più adatta a svolgere ogni incarico e che automi destinati a determinati impieghi sarebbero più efficienti se avessero forme differenti da quella bipede umana, tuttavia, a livello psicologico, interagire con macchine dall’aspetto umano è noto che semplificherebbe di molto l’approccio. Ma queste macchine di prossima realizzazione come si presenteranno ai nostri occhi e come interagiranno col mondo? Non potranno certo andare in giro come un fascio di cavi e meccanismi ed ecco allora che arriva la E-skin in nanotubi.

Questo è quanto promettono gli ingegneri della University of California, Berkeley, che hanno realizzato una matrice di sensori nanoscopici battezzata appunto E-skin per la sua capacità di simulare qualità sin qui appannaggio esclusivo degli esseri umani. In futuro i ricercatori sperano così di fornire di senso del tatto i robot e restituirlo a chi è costretto a utilizzare protesi in sostituzione degli arti naturali.

Alla base di tale tecnologia non si trovano però i nanotubi in carbonio di cui già abbiamo parlato in apssato, ma più normali nanocavi semiconduttori composti da un mix di germanio e silicio, ma comunque in grado di riconoscere una pressione compresa tra 0 e 15 kilopascal, in tutto simile a quella necessaria alla pelle umana nel quotidiano per essere ad esempio in grado di stringere una mano, lavare i piatti o digitare al PC etc. Attualmente E-skin è già in grado di lavorare a regimi di bassa tensione (5 volt), è stata sin qui implementata su una superficie di quasi 50 centimetri quadrati e si è dimostrata sufficientemente flessibile da mantenere la sua operatività dopo oltre 2.000 cicli di piegatura.

Insomma le potenziali applicazioni di questa pelle sintetica sono molte e tutte molto interessanti: un giorno le persone menomate potrebbero vedersi restituito il senso del tatto e “l’uomo bicentenario” potrà finalmente acquisire un aspetto e delle capacità tali da reclamare il suo essere un umano a tutti gli effetti.

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