Commodore USA e la rinascita di Amiga

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Se pensiamo agli albori dell’informatica, soprattutto quella destinata all’utilizzo home, di “rivoluzioni” ce ne sono state tante e tutte chiave, sia nell’hardware che nel software, ma i prodotti legati ai marchi Commodore e soprattutto Amiga sono rimasti particolarmente nel cuore degli appassionati come esempio di prodotti tecnologicamente avanzati e vincenti, scomparsi per la miope gestione del mercato da parte dei responsabili dei brand. In seguito al crollo la storia di questi nomi è stata catastrofica, con separazioni e guerre intestine che hanno definitivamente sperperato il patrimonio tecnologico e di immagine legato a quei prodotti. Non è la prima volta che qualcuno tenta di resuscitare la magia di quei nomi, ma ogni volta, e anche questa, non si può fare a meno di chiedersi perché.

Questa volta a farsi avanti è Commodore USA, azienda non ancora tornata in possesso dell’intero brand, detenuto invece da Commodore International. A prescindere comunque dalla situazione “politica” l’annuncio è stato fatto con parole roboanti, che preannunciano la rinascita del marchio Amiga in prodotti basati su hardware recentissimo e il supporto ad AROS, il progetto open source che ha mantenuto in vita l’evoluzione del vero AmigaOS.

Detto così parrebbe tutto molto bello, ma per capire le cose bisogna spesso tornare indietro alle loro origini e cos’era Amiga? All’epoca un prodotto molto più avanti dei suoi diretti concorrenti, sia dal punto di vista dell’hardware che del softare: l’Amiga 1000 ad esempio poteva vantare una struttura basata su componenti altamente specializzati, capaci di gestire audio, video e accesso diretto alla memoria in maniera indipendente dal processore centrale. Che senso avrebbe quindi attualmente la resurrezione di tale marchio? Quale dovrebbe esserne il valore aggiunto su un mercato come quello odierno, a parte l’appeal markettaro del nome? Dentro sarebbe un normalissimo PC come tanti altri, non più in grado di offrire soluzioni differenti dal resto del mercato. Il software? AROS è uno sforzo interessante, ma legato a una piccola community di sviluppatori e come tale è quindi forzatamente relegato a una nicchia di nostalgici amanti del brand, inoltre da anni può essere già installato su qualsiasi macchina e non aggiungerebbe quindi nulla a un comune PC venduto a marchio Amiga.

Insomma, al di là dell’operazione commerciale e di marketing, anche questa di dubbia efficacia, non apre esserci nulla di interessante dietro l’ennesima proposta di resurrezione di un marchio che ha fatto la storia dell’informatica, ma che farebbe bene, come tutti gli spiriti inquieti, ad essere lasciato per sempre in pace.

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