ACTA, ancora fughe di notizie

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Ancora una fuga di notizie riguardanti il famigerato ACTA, acronimo di Anti-Counterfeiting Trade Agreement, l’accordo segreto che dovrebbe portare Europa e USA a sottoscrivere un documento comune riguardante il trattamento dei materiali coperti da copyright e dei prodotti coperti da trademark, le cui trattative sono in atto da lungo tempo e che, nonostante gli appelli della Comunità Europea, continuano a essere sostanzialmente segrete e nascoste all’opinione pubblica. Per fortuna ogni tanto qualche documento finisce su Internet (per caso o per scelta o, ancora, per “sabotaggio” da parte di chi partecipa agli incontri ma non è d’accordo con la segretezza?) e così, a noi inermi comuni cittadini, è permesso almeno preoccuparci di quanto si sta profilando all’orizzonte.

Ecco dunque l’ennesimo leak di documenti, questa volta apparso online sul sito di Knowledge Ecology International, che fa riferimento all’ultimo e recente round di negoziazioni, svoltosi a Washington D.C. Come peraltro accade ogni volta che si viene a conoscenza di una bozza trafugata, lo stato dei lavori è cambiato ed è più avanzato, le questioni sono in continua evoluzione ma, soprattutto, sulla redazione definitiva del testo di ACTA, continuano a permanere divisioni tra il blocco europeo e quello statunitense, che continuano a pensarla in maniera differente, con l’Europa che vorrebbe un’estensione maggiore di ACTA, a regolamentare tutte le forme possibili di proprietà intellettuale e gli Stati Uniti che invece vorrebbero limitarlo ai soli ambiti del copyright e del trademark, anche se sembrano altrettanto intenzionati a estendere a livello globale i termini dell’altrettanto famigerato Digital Millennium Copyright Act (DMCA).

Unica novità positiva di questa bozza apparsa online è quella che riguarda gli Internet Service Provider. Nel documento infatti si apprende come le varie nazioni sarebbero orientate verso l’eliminazione della responsabilità a carico dei fornitori di connettività. gli ISP quindi non sarebbero più responsabili legalmente delle attività dei propri utenti, rimanendo di fatto dei semplici intermediari. Per gli utenti però la situazione non cambia, visto che le varie nazioni vorrebbero comunque obbligare i provider stessi a consegnare i dati identificativi dei propri utenti, quando esistano prove sufficienti a stabilire un’effettiva violazione del copyright e sarebbero anche assolutamente favorevoli ad un generale inasprimento delle leggi volte ad impedire l’aggiramento delle tecnologie anti-copia, che dovrebbero così bloccare con maggiore decisione i vari contenuti.

Non resta che aspettare increduli la prossima fuga di notizie e l’approssimarsi sempre più deciso di leggi mondiali antidemocratiche, nell’assoluta indifferenza dell’opinione pubblica.

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