SIAE: pachidermica e inefficiente

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

SIAE pachidermica, inefficiente, monopolista e con perdite milionarie: questo è l’impietoso ritratto che emerge da una ricerca indipendente, che punta il dito sugli sperperi e i malfunzionamenti dell’unico attore italiano sul mercato delle collecting society. Lento, burocratico, macchinoso e in realtà molto poco attento ai diritti di consumatori e autori, che percepiscono molto poco di quanto realmente raccolto, sperperato in gran parte nei costi per mantenere la stessa, mastodontica macchina. Ma noi lo sapevamo già.

L’Istituto è il Bruno Leoni, l’autore dello studio Diego Menegon, il risultato è il delineamento di un quadro molto chiaro degli anacronismi nel mercato del diritto d’autore, in pratica quello che noi sosteniamo da quando esiste questa rubrica.

Secondo Menegon infatti la SIAE “costa agli autori, ai discografici e ai fruitori di opere musicali protette (quindi ai consumatori) 13,5 milioni di euro all’anno”. Il conto è presto fatto, è bastato paragonare gli introiti 2008 della SIAE con l’equivalente inglese PRS For Music. SIAE, con più di 80mila iscritti, ha fatto registrare incassi per 474,7 milioni di euro, a cui aggiungere 9,64 milioni afferenti all’area Lirica. PRS, con circa 60mila iscritti, ha accumulato incassi per 620,6 milioni di euro. Per mettere a confronto le prestazioni delle due società di raccolta, nello studio si prende in esame la relazione tra i ricavi e i costi operativi, che dovrebbe mostrare l’efficienza dei due attori: PRS totalizza un 12 %, SIAE, con costi operativi pari a 71,76 milioni di euro, un 14,8 %. Se il rapporto tra costi ricavi e costi operativi della SIAE fosse stato in linea con quello del corrispettivo britannico, si calcola quindi nello studio, avrebbe potuto contare nel 2008 su un risparmio pari a 13,5 milioni di euro, e siamo quindi alla cifra indicata all’inizio: SIAE ha più iscritti ma meno ricavi e un cattivo rapporto tra questi e i costi operativi. Se poi si aggiunge che PRS for Music non può contare sugli introiti derivati dall’equo compenso per copia privata, che a SIAE nel 2008 sono valsi 59 milioni di euro sul totale di 474,7 milioni di euro, raccolti, come si spiega nello studio, “con un’imposizione che può dirsi parafiscale”, senza che ci sia necessità di investire denari e risorse per sguinzagliare ispettori né per vigilare su alcunché, il risultato è da considerarsi ancora peggiore.

Nella ricerca si ammonisce che “se agli alti incassi registrati non corrisponde una gestione efficiente dell’attività di intermediazione, non è con un ulteriore aumento degli stessi che si migliora il funzionamento del sistema” e si indica quindi nei buchi di bilancio e nello sperpero delle risorse la causa del malfunzionamento, indicando poi nella fine del monopolio e nell’emergere della competizione tra soggetti multipli una possibile cura.

Senza avere pretese di dire cose intelligenti sull’argomento, noi ci sentiamo di dire che questo è solo un aspetto del problema, ancorché rilevante e che alla base c’è da ripensare l’intero funzionamento dei diritti d’autore, perché avere uno o più soggetti che funzionano comunque allo stesso modo e che redistribuiscono i proventi nella maniera attuale non ci sembra una gran soluzione.

Condividi su:
  • Segnalo
  • Wikio IT
  • Google Bookmarks
  • Live
  • Facebook
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Technorati
  • Digg
  • del.icio.us
  • Print this article!
  • E-mail this story to a friend!
Articoli correlati:

Lascia un commento

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture. Click on the picture to hear an audio file of the word.
Click to hear an audio file of the anti-spam word

Tema & Icone by N.Design Studio – modificato da Terry Labunda
Entries RSS Comments RSS Collegati