P2P: processo segreto in Norvegia

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Che le grandi sorelle dell’intrattenimento multimediale e i loro stuoli di avvocati ne studino di cotte e di crude pur di raggiungere i propri scopi, spesso calpestando i più elementari diritti civili degli utenti e ignorando anche le implicazioni tecniche delle proprie azioni, dovrebbe essere cosa ormai risaputa e invece riescono sempre a stupirci, come nell’esemplare caso Max Manus tenutosi in Norvegia, dove i legali hanno preteso e ottenuto la segretezza dell’intero iter legale, approfittando così per portare in porto la vittoria, conseguita con mezzi dubbi, senza che nessuno potesse sindacare sulla procedura.

Già, questo è quanto accaduto in Norvegia, ma la cosa si è potuta sapere solo ora, a processo concluso e a condanna confermata in via definitiva, senza ulteriori possibilità di appello, in quanto gli avvocati dell’accusa, rappresentata dallo studio legale Simonsen e dal “cacciatore di pirati” Espen Tondel, sventolando sapientemente nientemeno che la minaccia di inquinamento delle prove hanno chiesto ed ottenuto la segretezza dell’intero processo.

Così non abbiamo potuto sapere che hanno obbligato il provider Altibox a fornire il nome corrispondente all’indirizzo IP che, secondo l’accusa, era colpevole di aver diffuso per primo in Rete un rip artigianale di un film sulle vicende della resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale. A niente sono servite le resistenze dell’ISP, obbligato dalla sentenza sia in primo che in secondo appello. Peccato che nessuno si sia minimamente preoccupato di sapere che un IP non corrisponde per forza a una persona, né tantomeno deve per forza corrispondere a quella da incriminare, visto che ad esempio potrebbe solo rappresentare uno dei tanti peer che lo hanno fatto rimbalzare in giro per la Rete.

In goni caso le intenzioni dell’accusa, ora che la partita è vinta, non sono poi così chiare; sembrerebbe che l’interesse fosse rivolto più a vincere la partita per fare storia che non per perseguire davvero qualcuno nella realtà, anche se l’accusa lancia minacce astratte dicendo di conoscere da tempo IP e identità dei maggiori diffusori di materiale coperto da copyright operanti in Norvegia.

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2 Commenti

  1. sog_raz

    non so perchè ma, leggendo questo articolo, mi viene in mente quello che potrebbe accadere in Italia con la legge sulle intercettazioni….

  2. pisellino

    Bisogna che il partito nerd entri anche nel parlamento europeo.

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