Gli organi interni? Un microchip li simulerà

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Correva l’anno 1974 e in TV arrivò (negli USA a dire il vero, in Italia solo nel 1980) la storia di un uomo, un militare, che avendo perduto l’uso di entrambe le gambe, di un occhio e di un braccio a seguito di un incidente, viene sottoposto a un costosissimo (sei milioni di dollari, per la precisione) intervento ultrasegreto, che lo dota di arti cibernetici prodigiosi, trasformandolo di fatto in un super uomo al servizio dei servizi segreti e della sicurezza nazionale. Dalla descrizione tutti avrete già capito che stiamo alludendo alla popolare serie TV “L’uomo da sei milioni di dollari”, le cui indimenticabili corse al rallenty, accompagnate dal famoso effetto sonoro, sono nella mente di tutti. Stiamo  però parlando di un periodo compreso tra 36 e 30 anni fa: troppo affinchè le fantasie degli sceneggiatori fossero un orizzonte tecnologico credibile. Ma oggi le cose sono cambiate e forse siamo davvero vicini a quell’era.

I ricercatori della Harvard University hanno infatti comunicato di essere riusciti a sintetizzare una sorta di polmone su chip, una replica fedele e a quanto pare funzionante del tessuto ospitato nei polmoni dei mammiferi e del suo funzionamento, che potrebbe aprire nuove strade alla ricerca scientifica e farmacologica. Si tratta di un dispositivo microscopico e traslucido composto da un microchip, cellule polmonari e vasi sanguigni, dotato della stesse capacità di assorbimento di ossigeno dei polmoni propriamente detti e che funziona talmente bene che i ricercatori sostengono sia stato addirittura possibile replicare anche la tradizionale risposta infiammatoria delle cellule polmonari in reazione agli agenti patogeni comunemente presenti nell’aria.

Tuttavia gli scienziati non pensano, almeno al momento, di poter impiegare tale soluzione o una sua evoluzione direttamente come organo da trapiantare negli esseri umani; piuttosto sperano di poterlo impiegare nello studio degli effetti dei farmaci o anche delle tossine su cellule vive, senza alcuna necessità di operare su un paziente che si sottoponga volontariamente al test. Il chip-polmone potrebbe quindi in futuro sostituire gli studi sugli animali, ponendosi come alternativa ideale alla vivisezione. Ciò non toglie però che, con l’ulteriore progredire della tecnologia, un giorno non diventi ragionevolmente fattibile realizzare polmoni la cui capacità di ossigenare il flusso sanguigno sia adeguata alle esigenze di un essere umano e che non divenga possibile sfruttare quindi tale tecnologia anche in quella direzione.

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Un commento

  1. van

    Per la serie le mirabolanti fantasie oniriche di alcuni ricercatori universitari.
    Sono 20 anni che annunciano la medicina miracolosa per guarire il tumore,
    Sono 20 anni che annunciano la terapia genetica.
    Sono 20 anni che annunciano la ricrescita degli organi dalle cellule staminali.
    Ma in pratica ?
    Se vai dal medico neanche ti guarda,
    Ma all’ aeroporto ti fanno 20 Bodyscan, per la tua security,

    mavaff…

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