Engkey, l’nstancabile professore robot

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Il professore guarda i suoi allievi, ne scruta i volti, cogliendone i cambiamenti, ne legge le emozioni come su una mappa, capisce che alcune cose della sua spiegazione non sono ancora chiare e ripete, per l’ennesima volta, senza scomporsi, senza segni di impazienza e frustrazione, la sua lezione, che prima o poi diverrà chiara a tutti gli studenti. Non ha fretta, né nervosismo. Gli studenti sono molto soddisfatti, sotto di lui fanno progressi velocissimi nella materia, il professor Engkey è molto bravo, è per questo che in Corea del Sud ce ne saranno presto 8400. Già, perché il professore è un robot.

Engkey, acronimo di English Jockey, è un instancabile e paziente insegnante di forma vagamente pinguinesca e quindi rassicurante e poco minacciosa, che sta per arrivare in migliaia di scuole sud coreane, dove dovrà ovviare a una carenza del sistema scolastico coreano, ossia la mancanza di sufficienti docenti di madre lingua per insegnare l’inglese ai ragazzi, soprattutto dalle materne alle elementari, in un Paese che manda ogni anno tantissimi ragazzi nelle università americane.

Engkey non è però simile ai normali supporti audiovisivi usati da decenni, non è semplicemente un ausilio che ripete frasi, ascolta, corregge, ma un essere dotato di empatia. Al software di riconoscimento della voce umana, sempre più sofisticato, la sua intelligenza artificiale unisce nuove capacità di interpretazione della nostra dinamica facciale: coglie le emozioni dai nostri occhi, da una smorfia della bocca, inoltre, come spiega la scienziata Patrica Kuhl, che dirige l’Institute for Learning and Brain Sciences di Washington, a differenza degli insegnanti umani, hanno una pazienza infinita. I risultati ottenuti sembrano molto positivi e l’apprendimento delle lingue fa progressi spettacolari con questi robot, anche nei bambini più piccoli.

Tuttavia c’è anche chi, come sempre, mostra preoccupazione, come Mitchel Resnick, ricercatore del Massachusetts Institute of Technology che, pur conducendo esperimenti coi bambini delle materne si interroga sui pericoli: “Se i nostri figli crescono addestrati dai robot, considereranno la tecnologia come il loro istruttore. Il passo successivo è rischioso: potranno pensare che la tecnologia è il loro signore e padrone”. Una paura che, nel nostro mondo ormai dominato da tecnologie di tutti i tipi, ci sembra francamente esagerata: gli uomini interagiscono con i nuovi scenari e sono in grado di elaborare nuove strategie e nuovi comportamenti sociali senza che questo voglia per forza significare passiva sottomissione alla tecnologia.

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