ACTA: è troppo anche per le associazioni antipirateria

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Il troppo stroppia, è proprio il caso di dirlo, in tutti gli ambiti e in ogni contesto e devono averlo pensato anche le associazioni che normalmente si occupano della difesa dei diritti degli autori e degli editori, spesso in modi non proprio ortodossi e poco rispettosi dei diritti dei consumatori. Ma ora con ACTA (Anti Counterfeiting Trade Agreement) si è giunti a un livello di interventismo eccessivo persino per queste associazioni e così la IPO (Intellectual Property Owners Association) ha scritto una lettera aperta in cui si lamenta dell’eccessiva intromissione del trattato in troppi ambiti.

La lettera in questione è stata scritta dal presidente dell’IPO, Douglas K. Norman, e indirizzata a un ambasciatore statunitense, Ron Kirk. Nella lettera l’associazione, che sicuramente non può essere tacciata di essere una di quelle che difendono o coprono il file sharing illegale, ha sostenuto che il numero di ambiti che sarebbero regolamentati dal Trattato anti controffazione sta divenendo eccessivo: “ACTA va decisamente al di là della semplice questione della contraffazione” ha infatti spiegato Norman “La sua ampia definizione comprende tematiche che vengono in generale gestite in ambito civile da molti impianti giuridici del mondo, specialmente negli Stati Uniti.” In sostanza ACTA potrebbe cambiare la legge statunitense attraverso una pericolosa trasformazione e quelli che attualmente sono procedimenti di natura civile concernenti violazioni non legate alla contraffazione potrebbero essere dunque perseguiti a livello penale, secondo i dettami delle leggi federali. “IPO riconosce l’importanza di misure atte a contrastare la contraffazione del trademark” ha proseguito Norman “Ma non tutte le violazioni del trademark costituiscono una forma di contraffazione” ed ha proseguito tentando di spiegare la differenza che intercorre tra la violazione di un marchio, che causerebbe quindi uno stato di confusione tra i consumatori, e la contraffazione, ad esempio la produzione di un DVD illegale.

Le proteste della IPO comunque non sono le sole, basti ricordare quelle della Comunità Europea, che avevano tra l’altro portato per la prima volta all’emersione del trattato e alla divulgazione, da parte degli organi coinvolti, di un documento aggiornato in cui venivano divulgati scopi e procedure in discussione, all’insegna della trasparenza. E proprio questa sembra essere andata nuovamente persa, come sottolineato da Christian Engstrom del partito Pirata Svedese, che ha messo in risalto il fatto che le trattative siano tornate nuovamente segrete.

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