mSpot: piove musica dalla nuvola

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Cloud computing: ormai da qualche anno è la parola d’ordine che circola nel settore e rappresenta il futuro più probabile sia per il settore consumer che per quello professionale. Negli ultimi tempi quindi i vari attori del settore stanno sviluppando diverse soluzioni, anche se ancora un po’ timidamente e soprattutto in ambito professionale, come ad esempio le suite per ufficio online di Google e Microsoft, ma a livello consumer c’è ancora poco. Una delle idee più interessanti era sicuramente rappresentata dalla possibilità di fruire della propria musica online da qualsiasi dispositivo fisso o mobile e infatti questa idea era stata già accennata da qualche tempo da giganti come Google e Apple, ma all’orizzonte non si vede nulla di concreto e invece una piccola startup californiana brucia tutti sul tempo, ma senza il benestare dell’industria multimediale.

Si chiama mSpot ed è una startup californiana di Palo Alto che, battendo tutti sul tempo, ha presentato l’omonimo servizio che permette di caricare su dei server online la propria musica, per poi fruirne liberamente in qualsiasi parte del mondo e da qualsiasi dispositivo, fisso o mobile, anche se per ora sui cellulari solo su Android: basterà infatti installare uno specifico software, sia in ambiente Windows che Mac, che provvederà alla sincronizzazione dei brani all’interno di un archivio presente sui vari server di mSpot. Lo spazio personale parte da 2 GB (gratuiti) e può essere ampliato pagando tariffe accettabili, parliamo di 3 dollari per 10 GB e 14 dollari per 100 GB.

Tutto splendido quindi? Non proprio l’inghippo sta altrove: infatti mentre Google e Apple sono indietro presumibilmente a causa delle estenuanti trattative con le sorelle della discografia (le case produttrici che detengono i diritti d’autore), mSpot non ha chiesto niente a nessuno ed è partita così, a testa bassa, bruciando sul tempo tutti ma garantendosi un probabile futuro prossimo di grane legali con le esose società di copyright. Perché si sa, la tecnologia è bella solo se mantiene lo status quo e un cuore antico, anzi semplicemente vecchio, al suo interno.

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