Bioelettricità dalle alghe

Ecologia e Risparmio Energetico     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Energia pulita e fonti rinnovabili sono i sogni tecnologici attuali. Trovare un modo di produrre le enormi quantità di energia richieste dal nostro stile di vita senza impattare sull’ambiente distruggendolo irrimediabilmente sarebbe infatti la soluzione ideale, purtroppo però più facile a dirsi che a farsi. Gli scienziati di tutto il mondo comunque non si arrendono e provano le strade più diverse. Da poco, a tale proposito, è stato annunciato che un team di ricercatori della prestigiosa Stanford University, sono riusciti, per un brevissimo intervallo di tempo, a estrarre energia dalle foglie di un’alga. Se il processo fosse messo a punto potrebbe essere un’interessante fonte di energia.

“Siamo i primi a estrarre elettroni dalle cellule vegetali viventi”, dice Won Hyoung Ryu, a capo della ricerca pubblicata sulla rivista Nano Letters. Ma come si fa a rubare corrente a un’alga? Gli scienziati hanno costruito un piccolissimo e appuntito nano elettrodo d’oro, appositamente progettato per essere introdotto all’interno delle cellule e lo hanno inserito attraverso la membrana di una cellula algale di Chlamydomonas. E proprio tramite questo piccolo elettrodo è stato possibile catturare gli elettroni che la luce ha stimolato. Le piante infatti, attraverso organuli specifici contenuti nelle cellule, i cloroplasti, convertono l’energia solare in energia chimica, immagazzinandola negli zuccheri, tramite la fotosintesi. La luce penetra negli organuli e fa saltare gli elettroni a un livello energetico più elevato. Gli scienziati di Stanford hanno intercettato questi elettroni proprio dopo che sono stati eccitati dalla luce, quindi nel momento in cui possedevano la loro massima energia, dirottandoli fuori dalla cellula, proprio tramite l’elettrodo, per generare una minuscola corrente elettrica.

Si tratta di un successo interessante, ma al momento più dal punto di vista teorico, in quanto dimostra che è potenzialmente possibile estrarre energia elettrica dalle piante. Attualmente però siamo molto lontani dal riuscire a farlo realmente: la domanda infatti è se questa metodologia sia economicamente conveniente. “Siamo in grado di estrarre da ogni cellula un solo picoampere”, ha infatti spiegato sempre Ryu, “una quantità così piccola che servirebbe un trilione di cellule che funzionassero per un’ora per produrre una quantità di energia pari a quella immagazzinata in una batteria alcalina. Inoltre le cellule muoiono dopo un’ora. I prossimi passi potrebbero essere quelli di ottimizzare il design dell’elettrodo per allungare la vita delle cellule e di utilizzare piante con cloroplasti più grandi per poter catturare più elettroni”.

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3 Commenti

  1. Ciskopa

    Sarà,ma se nulla si crea e nulla si distrugge,quel salto energetico servirà a qualcosa,alla pianta intendo,quindi senza quell’energia,la pinta che fa????

  2. cippalippa

    what? :D

  3. Stefano

    dai!!!! Troppo ganso!! Si è utile alla pianta te l oassicuro già provato, avevo visto qui http://it.emcelettronica.com/che-cos%C3%A8-bioelettricit%C3%A0

    fidati!

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