Wall Street crolla: è tutta colpa della tecnologia

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Nel famoso film Brazil, di Terry Gilliam, la caduta casuale di un piccolo insetto, una mosca, all’interno di una stampante, innesca un errore di battitura, la sostituzione di una lettera con un’altra all’interno del cognome di un ricercato. Da questo piccolo incidente casuale, che però manda in tilt il mondo meccanizzato e burocratizzato del film, scaturirà poi l’intera vicenda, in un susseguirsi di incidenti casuali che si sovrapporranno fino al tragico epilogo. Purtroppo siamo giunti a un tale livello di meccanizzazione e burocratizzazione che un evento del genere non solo è diventato possibile, ma è accaduto realmente, il 6 maggio scorso, quando la semplice confusione tra il tasto b e m su una tastiera ha procurato un crollo di 1000 punti alla borsa più importante del mondo.

Un operatore sconosciuto, uno dei tanti, ha sbagliato a premere un tasto durante la digitazione, scrivendo billion (miliardi) al posto di million (milioni); appena una lettera di differenza per la lingua, ma una differenza sostanziale per l’economia: la borsa infatti è crollata di ben 1000 punti, seppur per poco tempo, risalendo poi rapidamente, ma intanto un danno era stato fatto. Tutta colpa dell’operatore umano? No, suo è solo lo spunto, l’innesco, il danno è estato fatto dalle transazioni completamente automatizzate, gestite da algoritmi che girano su potentissimi supercomputer e che decidono di fatto, in maniera del tutto automatizzata, circa il 60/70 per cento del volume complessivo degli scambi sul mercato statunitense, stabilendo cosa venderà e a che prezzo, senza possibilità di intervento umano. E’ bastata un b al posto di una m, la mosca che cade nella stampante, per mandare in tilt l’intero sistema e far crollare le azioni.

Ora la politica statunitense si interroga su questa eccessiva indipendenza delle macchine dal controllo umano, visto che algoritmi e computer non hanno la minima idea del valore di ciò che trattano e ci si chiede se non sia il caso di imbrigliare questi algoritmi all’interno di regole più ferree stabilite magari dal Securities and Exchange Commission (SEC), ma noi crediamo che ci si debba interrogare ancor di più, al di là degli aspetti pratici, sull’uso della tecnologia che sta diventando, ai giorni nostri, forse eccessivo e da utile complemento in grado di velocizzare determinati compiti sta diventando un pericoloso surrogato per il giudizio umano: negli anni ottanta si immaginavano catastrofici scenari di guerre nucleari innescate dall’indomabile progressione logica di un supercomputer, oggi si parla di 1000punti in meno in pochi minuti per uno dei mercati più importanti del mondo e domani, cosa ci attenderà?

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