SMS: è dipendenza soprattutto tra gli adolescenti

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Nel 1992 ci fu il primo messaggio in assoluto mandato attraverso un cellulare: un breve testo di appena 160 caratteri. Da allora gli SMS sono letteralmente dilagati, diventando in breve la più diffusa forma di comunicazione rapida e sintetica del Pianeta, seconda forse soltanto alle mail prima e ai post sui social network ora che, tra l’altro, si sono ispirati in parte alla velocità e all’essenzialità dell’SMS, basti vedere Twitter e il microblogging. Niente di male in tutto ciò, poiché la comunicazione si evolve, ma ora molti sono a rischio sindrome e anche il linguaggio e la sua ricchezza espressiva sono a rischio: una tecnologia che impoverisce invece di arricchire può ancora definirsi un’evoluzione?

Secondo uno studio del Pew Research Center, effettuato in collaborazione con l’Università del Michigan, un ragazzo su tre nella fascia d’età tra i 12 e i 17 anni invia circa 100 messaggi al giorno. I teenager americani sostengono di non conoscere più nessun loro coetaneo senza cellulare, quattro su cinque ammettono di dormire col telefonino accanto al letto, acceso. Le percentuali, ovviamente, cambiano con l’età: gli adulti ad esempio si limitano a 10 messaggi al giorno ma le ragazzine dai 14 ai 17 ne riescono a mandare fino a 3mila al mese. Annie Levitz, 16 anni, intervistata, ha confessato di mandarne circa 4mila al mese: “Ho cominciato a perdere il senso tattile nelle dita e continuavano a cadermi piatti e altre cose in continuazione”, ha spiegato. Ora ha la sindrome del tunnel carpale e deve essere operata. La scoperta comunque non è recente, anzi non fa che confermare dati noti da qualche tempo, come ad esempio quelli riportati nel “Global Messaging Survey” di Nokia, del 2002 o da quello del 2004 dell’Università Cattolica di Leuven in Belgio e quello dell’Università del Queensland, in Australia. Oltre a mandare messaggi anche riceverli può diventare una droga: il bisogno di restare connessi 24 ore su 24 è chiamato “reachability” ossia raggiungibilità.

Ma i messaggini stanno anche cambiando il modo di parlare, come sostiene David Crystal nel suo libro “Txtng: the Gr8 Db8″. Crystal infatti afferma che stia avvenendo un’americanizzazione del linguaggio proprio a causa della diffusione dei messaggi: le undici lingue principali si sarebbero allineate usando termini come “lol” (lot of laugh, per la risata), “u” (you) o “gr8″ (great) tutte abbreviazioni dall’inglese e i genitori sono giustamente sempre più preoccupati che questa tendenza alieni i figli dal poter gestire una conversazione faccia a faccia con qualcuno. Dello stesso avviso è lo psicologo David Swanson secondo il quale le conseguenze si vedranno sulla lunga distanza.

Tutto ciò non poteva certo prevederlo l’allora giovane ingegnere di 22 anni del Sema Group che nel 1992 utilizzò il proprio PC per mandare il messaggio “Merry Christmas” attraverso il network di Vodafone, al telefono di un suo amico. Diciotto anni dopo gli SMS sono il più potente metodo di comunicazione mondiale. Gli SMS-dipendenti digitano sempre: ben il 77 % mentre guida (come nel 2008, a Chatsworth, dove ci fu una collisione tra treni in cui morirono 25 persone e, in seguito, si scoprì che l’addetto al controllo dei cambi di binari aveva mandato 45 messaggi mentre lavorava), il 37 % è riuscito a mandarlo durante la laurea, il 18 % durante il matrimonio, e l’11% addirittura durante il sesso. Tra gli effetti indesiderati della dipendenza ci sono ansia, abbassamento dei voti scolastici e insonnia, oltre ai crampi.

Lo psicologo inglese Mark Griffiths, che si occupa di “Internet addiction”, ha definito le “technological addictions” come dipendenze “non-chimiche” che comprendono però il rapporto e le interazioni tra l’uomo e il mezzo, la macchina. Il comportamento dell’essere umano dipendente, da sostanze o macchine che sia, è comunque lo stesso. Il rischio comporta lunghi periodi di silenzio, cambiamenti inspiegabili dell’umore, crisi di astinenza, euforia solo sotto effetto, e ricadute.

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