Gli esseri viventi possono essere vettori di virus per PC

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Esseri viventi, uomini o animali, dotati di microchip sottocutanei opportunamente infettati da virus informatici, sarebbero a loro volta in grado di diffondere l’infezione, agendo da veri e propri vettori, mettendo in pericolo salute e sicurezza pubblica. Un improbabile scenario futuristico da film di fantascienza o racconto cyberpunk? A quanto pare no, la cosa è stata già testata sperimentalmente più volte almeno negli ultimi quattro anni, sempre con risultati positivi (nel senso che la cosa ha funzionato come ci si aspettava, non che la cosa sia un bene): l’evoluzione tecnologica e la prospettiva di un mondo sempre più tecnologizzato e connesso apre quindi nuovi scenari preoccupanti di cyberterrorismo.

Lui si chiama Mark Gasson, è uno scienziato del Cybernetic Intelligence Research Group, lo stesso dipartimento di cibernetica presso l’università di Reading, in Inghilterra, che ha fatto da apripista ad esperimenti pioneristici che fondono biologia e computer. L’anno scorso Gasson si è fatto impiantare nella mano sinistra un microchip a radiofrequenza, simile a quelli identificativi inseriti sottocute agli animali, installandovi un comune virus per computer. Il chip del ricercatore era collegato ai sistemi elettronici di lettura installati alle porte della struttura universitaria che gli permettevano di oltrepassare automaticamente le porte di sicurezza, ma con il chip manipolato Gasson è stato però in grado di infettare i dispositivi di lettura. “Il chip contaminato ha infettato il sistema principale col quale comunicava. Se altri apparecchi fossero stati collegati con il sistema, il virus si sarebbe trasferito pure lì”, ha spiegato infatti Gasson, che ha quindi dimostrato con questo esperimento come un dispositivo contaminato da virus possa essere in grado di propagarsi agli altri dispositivi con cui entra sistemicamente in contatto, anche avendo un corpo umano o animale come vettore. Del resto un esperimento simile era stato già documentato nel 2006 da un team di ricercatori americani raccolti attorno al professore informatico Andrew S. Tanenbaum. Nel documento intitolato “Is your cat infected with a computer virus?” il gruppo descriveva infatti in che modo la vulnerabilità può essere utilizzata per indebolire una varietà di sistemi di tracciabilità, ovvero come si possono infettare con malware i sistemi a radiofrequenza via buffer overflow.

Si tratta di scenari inquietanti, che aprono nuove prospettive per la cyberguerra: si pensi ad esempio a certi sistemi di identificazione già sperimentati con successo e in uso anche per l’uomo, come in diversi ospedali statunitensi, dove microchip impiantati sottopelle contenengono preziose informazioni sulla persona per risalire alla scheda medica, ma anche nel campo medico avanzato con il pacemaker o l’impianto cocleare (orecchio artificiale), tutti potenziali bersagli di attacchi di questo tipo, molto meno costosi e molto più letali rispetto al preparare “atomiche sporche” o tentare di gassare una stazione della metro.

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2 Commenti

  1. way

    I virus sono tutto business, e grazie alle infezioni c’è un giro d’affari di centinaia di milioni di dollaroni $$$
    Il sistema sicuro al 100% esiste, ma nessuno lo vuole.
    se si invoca la sicurezza assoluta è solo per piantare dentro il pc un chip DRM.

    enjoy.

  2. wave

    Il bios su flashrom è un passo indietro.
    Un trojan scritto per attaccare
    flashrom mobo,
    flashrom masterizzatore
    flashrom hard disk
    flashrom modem/lan
    avrebbe effetti disastrosi, e potrebbe distruggere da remoto
    milioni di hard disk e mobo in modo irreparabile.

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