Facebook e la privacy: il punto della situazione

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

In questi ultimi anni il popolare social network in blu è andato incontro a trasformazioni radicali, che ne hanno trasformato l’identità. Da semplice network sociale e strumento utile per mettere in contatto persone con interessi in comune in posti lontani del mondo o amici e familiari separati dalle normali vicende della vita, Facebook si è andato via via trasformando in una macchina per fare soldi, stringendo accordi con aziende di terze parti a cui vendere quello che, nel frattempo, è divenuto uno dei più grandi e desiderabili database del mondo, il tutto alle spalle degli utenti, che ignorano il problema e continuano a postare materiale da vendere.

L’ultima settimana di polemiche su Facebook è stata solo l’apice di un movimento lento ma inesorabile verso la commercializzazione selvaggia del social network. La stessa UE è intervenuta per interrogare i vertici sui nuovi, ennesimi, cambiamenti nelle impostazioni della privacy, che hanno ulteriormente il margine di decisioni che gli utenti possono liberamente prendere per stabilire cosa condividere e cosa no. Ma il vero problema è un altro: tutte queste discussioni e polemiche si stanno svolgendo tra addetti ai lavori e vertici di Facebook, nell’indifferenza totale di chi invece dovrebbe essere più interessato, ossia i 400 milioni di utenti mondiali.

Le impostazioni di default sulla privacy del social network di Mark Zuckerberg sono radicalmente mutate a partire dal 2005: chi si iscriveva a Facebook cinque anni fa partiva infatti con una configurazione base di grande protezione dei propri dati, in cui l’utente sceglieva quali dati condividere e con chi (opt-in), in questo lasso di tempo invece Facebook ha gradualmente allargato lo spazio pubblico dei propri utenti sul social network, ed oggi praticamente tutti i dati dei profili sono leggibili dagli altri iscritti alla piattaforma e all’utente è lasciata solo la scelta di indicare quali dati, eventualmente non condividere (opt-out). Una mutazione affatto banale se si considera che la grande maggioranza degli utenti notoriamente non si preoccupa delle impostazioni del proprio account, lasciando quelle di default, ma anche ammettendo che se ne interessasse scoprirebbe che i propri margini di manovra sono molto stretti e non su tutte le voci è possibile indicare una volontà di non condivisione. Il problema poi è ancora diverso: non si tratta infatti tanto di non voler condividere determinate informazioni con questo o quello, quanto di non volerle condividere con le banche dati, poi cedute a terzi per fini ignoti e comunque commerciali, insomma non voler essere tracciabili nel privato per di più per diventare semplice merce di scambio economico, come testimoniano i recenti cambiamenti imposti da Facebook, che di fatto operano una forzatura nei confronti dei dati degli utenti: in pratica attualmente aprendo un account su Facebook si rende noto agli spider dei motori la propria esistenza e questi ci lucrano sopra nell’indifferenza delle stesse vittime.

Condividi su:
  • Segnalo
  • Wikio IT
  • Google Bookmarks
  • Live
  • Facebook
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Technorati
  • Digg
  • del.icio.us
  • Print this article!
  • E-mail this story to a friend!
Articoli correlati:

Lascia un commento

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture. Click on the picture to hear an audio file of the word.
Click to hear an audio file of the anti-spam word

Tema & Icone by N.Design Studio – modificato da Terry Labunda
Entries RSS Comments RSS Collegati