E se il Cloud Computing fosse inquinante?

Ecologia e Risparmio Energetico     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Il cloud computing, si sa, è ormai sicuramente il futuro non solo di Internet, ma del mondo informatico in generale. Nei prossimi anni sempre di più tutti i servizi e i programmi che siamo ancora abituati ad eseguire in locale, saranno spostati in remoto ed eseguiti su server che offriranno appunto “nuvole di servizi” personalizzabili, a cui poter accedere col proprio account da ovunque ci si trovi e con un terminale qualsiasi, PDA; portatile, fisso, non avrà importanza. Una bella comodità senza dubbio, ma chi ha pensato all’inquinamento?

In realtà ci hanno pensato e ci stanno pensando in molti: La società di antivirus McAfee ad esempio ha calcolato che l’elettricità occorrente per inviare i miliardi di email spedite ogni anno equivale a quella che occorrerebbe per alimentare quasi due milioni e mezzo di abitazioni negli Stati Uniti, generando la stessa quantità di gas serra prodotta da tre milioni di auto. Secondo Greenpeace inoltre, come mostrato nel suo studio intitolato “Make It Green: Cloud Computing and its Contribution to Climate Change”, l’elettricità consumata dal cloud computing passerà dai 632 miliardi di chilowatt l’ora del 2007 ai 1.963 miliardi del 2020, corrispondenti, in termini di Co2 a 1.034 tonnellate.

A onor del vero c’è però da dire che molti grandi brand dell’IT sono sensibili a tale argomento. Fra le possibili soluzioni, ad esempio, ci sarebbe quella di alimentare i data center delle aziende con energie rinnovabili minimizzando al tempo stesso le perdite energetiche che si verificano durante i processi di conversione dell’energia. E proprio su questi due fronti è impegnata Google: due suoi impianti infatti utilizzano già soltanto acqua riciclata ed entro la fine di quest’anno dovrebbe essere coperto in questo modo l’80 % del fabbisogno d’acqua dei suoi data center. Inoltre, la società di Mountain View utilizza degli speciali modulatori di voltaggio che contengono le dispersioni di corrente. Ma anche marchi come IBM, Oracle, AMD ed altri sono raccolti in associazioni internazionali, come ad esempio Green Grid, che mira a stabilire delle linee guida e degli standard per la misurazione dell’efficienza dei data center, oppure Microsoft, Intel, HP, Dell e Google che, dal 2007, hanno formato la Climate Savers Computing, con l’obiettivo di sviluppare materiali e tecnologie innovative per abbattere i consumi dei nuovi PC, risparmiando fino a5 miliardi e mezzo di dollari all’anno di energia.

Insomma usare i PC o Internet non è esente dal consumare energia e quindi sviluppare inquinamento e se molti grandi nomi si preoccupano di questo e lavorano per migliorare la situazione la miglior ricetta resta sempre la stessa: spegnete i vostri PC quando non sono indispensabili.

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Un commento

  1. cybergerac

    dati interessanti!
    sarebbe opportuno però calcolare quello che attualmente si spende di energia per far macinare i nostri pc al regime attuale e confrontarli con quello che il cloud computing può fornirci.

    Se poi pensiamo che tutto si sposterà su dispositivi mobili, allora forse il bilancio di co2 emessa sarà leggermente negativo.

    Attendo grafici :D

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