Dipendenze digitali: possono far star male anche fisicamente

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Quando ero piccolo io e i computer erano qualcosa di mastodontico nelle cui stanze presso le Università si introducevano di notte solo i primi hacker per potervi sperimentare sopra liberamente, i genitori più accorti imponevano ai propri figli non più di un’ora la giorno di TV e cartoni animati (che tanto comunque all’epoca non è che abbondassero); poi l’elettrodomestico si doveva spegnere per forza e si doveva fare altro, scendere in strada a giocare con altri bambini, leggere un libro etc. ora le ore trascorse, non sempre per lavoro, davanti al PC o col cellulare in mano a mandare SMS o davanti a una console per finire l’ultimo titolo, sono tantissime e alcuni hanno una vera e propria dipendenza, che può portare anche malesseri fisici, proprio come accade per altre dipendenze più classiche.

Cresciuto nella maniera che ho ricordato prima ora sono un adulto che al PC ci sta diverse ore al giorno, per lavoro, ma quando il mio lavoro finisce… Facebook? No grazie, gli amici li vedo di persona, magari in centro a fare qualcosa di interessante, l’ultimo videogioco? Un’oretta al giorno quando mi capita, come decompressione. Ai ragazzi di oggi però, che c’è da dire che spesso sono figli di miei coetanei, non è andata altrettanto bene, un permissivismo forse troppo lassista, sfociato spesso in totale assenza genitoriale e mancanza di qualsiasi regola, ha relegato i ragazzi per ore davanti alla TVprima, negli anni 80, e ora davanti ai display, non importa se del PC, del cellulare o della console. Il risultato è che sono emerse nuove forme di dipendenza verso la tecnologia, ma il problema è che sono difficili da riconoscere in questo clima, poiché si tratta di comportamenti socialmente e culturalmente accettati con indifferenza ed è difficile quindi per gli esperti riuscire a tracciare un limite netto dopo il quale si possa parlare di dipendenza, eppure questa esiste e può anche causare malessere fisico.

Al SERT di Aosta, uno dei centri italiani all’avanguardia nella cura delle nuove dipendenze, dove da due anni si cerca di curare anche i “tossici” del telefonino, di Internet o dello shopping, il dottor Lindo Ferrari, psicologo e direttore, conferma entrambe le cose: “Il comportamento compulsivo è difficile da individuare prima che questi problemi esplodano: non è ancora stata tracciata una chiara linea di confine che ci dica quando è necessario intervenire. E inoltre sono fenomeni molto nascosti, sommersi dietro un comportamento diffuso e accettato: non c’è niente di strano o di male nell’uso dei videogiochi, di Internet o del cellulare. Il problema è quando si esagera e si perde il controllo. All’origine di queste “dipendenze senza sostanze” ci sono meccanismi e sostrati biologici molto simili a quanto accade con il gioco d’azzardo. Chi ne soffre, quando è in astinenza sta male anche fisicamente. Come succede con le droghe classiche. Finora i risultati migliori vengono dal lavoro psicologico, dai gruppi di autoaiuto sulla falsariga, ad esempio, di quelli degli Alcolisti anonimi. Ma c’è ancora molto da scoprire perché la letteratura scientifica è recente e scarsa: si sta ancora cercando di capire quale sia il modo migliore per trattare queste dipendenze. Inoltre non è ancora chiaro se queste situazioni siano campanelli d’allarme per altri tipi di dipendenza: di certo i ragazzi che abbiamo avuto in cura soffrivano anche di altri problemi.” A riprova è recentissima la notizia dell’adolescente preda di una crisi isterica al momento che il padre gli ha spento la console perchè ci passava quasi tutta la giornata: il ragazzo in camera sua ha avuto una crisi e ha iniziato a dare testate al muro, comportamento che ha reso necessario chiamare il 118.

Se la console gliel’avesse spenta prima di arrivare a questo punto, se da bambino gli si fossero dati stimoli diversi, gli amici, lo sport, la lettura, forse ora quel ragazzo non sarebbe a questo punto. La tecnologia è lo strumento più importante e potenzialmente ricco che l’umanità abbia sviluppato finora, ma va padroneggiato come l’Anello di Frodo o se ne diventa irrimediabilmente succubi.

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3 Commenti

  1. wave

    Conosco molte ragazze che non fanno altro che chattare tutto il giorno
    su internet. mettendo in pericolo i propri dati personali, e spubblicando
    la loro vita privata ai quattro angoli della terra.
    E magari i genitori credono pure che la figlia stà studiando.

  2. sog_raz

    mah, secondo me la dipendenza non deriva in modo diretto dall’ uso del pc, ma da una fragilità di fondo, che può manifestarsi in questo modo come in altri, quindi il pc è solo il mezzo attraverso il quale si manifesta una fragilità, che se non ci fosse il pc si manifesterebbe in altri modi. ( parlo da profano )

  3. Alessandro

    Con il lavoro che faccio ho una certa esperienza, a volte anche diretta, con casi di dipendenza; la fragilità, l’insicurezza, la mancanza di saldi punti di riferimento – sopratutto di valori famigliari – sono spesso la causa di malesseri e devianze.
    In definitiva sono d’accordo col commento di sog_raz, che ha centrato il punto.

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