Creata la prima cellula vivente artificiale

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Se vi dico semplicemente Craig Venter il nome probabilmente non vi dirà niente, a meno chè non siate del suo campo, ma se invece vi dico l’uomo a capo del progetto che ha decodificato il genoma e che ha anche creato il primo cromosoma artificiale, allora immagino che anche per voi le cose si fanno più chiare. Bene, ora, non pago di queste importantissime imprese scientifiche, il dottor Venter è da pochi giorni al centro delle attenzioni dell’intera comunità scientifica mondiale, per essere stato il primo a creare, di fatto, una vita completamente artificiale, sostituendo il genoma di una cellula di un batterio con una sequenza calcolata al computer, che l’ha trasformato in un altro tipo di batterio. Grande successo, ma anche grandi preoccupazioni.

Per ottenere questo risultato sono stati necessari diversi anni di lavoro, un’equipe di 25 ricercatori e ben 40 milioni di dollari di fondi, per la maggior parte messi a disposizione dallo stesso Venter, in quanto CEO di Synthetic Genomics. Nei laboratori di San Diego il lavoro è consistito nel prendere un batterio della specie Mycoplasma Capricolum e sostituirgli il genoma originale con uno codificato al computer, che lo ha trasformato in una variante della stessa specie, la Mycoplasma Mycoides, assemblando centinaia di migliaia di basi di adenina, guanina, citosina e timina, in una sequenza di DNA differente da quella che aveva originato il microorganismo. Si è ottenuta così una cellula geneticamente mutata in un’altra, che può quindi essere considerata completamente artificiale, ma in grado di riprodursi: di fatto quindi l’inizio della vita artificiale.

Ovviamente i dubbi sul futuro impiego di tale gigantesca scoperta sono almeno pari al plauso per la stessa e non bisogna cadere nel facile manicheismo di immaginare il mondo laico che sventola bandiere in segno d trionfo e quello cattolico che condanna senza appello. Personaggi come George Church, docente di genetica a Harvard, o il presidente degli Stati Uniti Barack Obama hanno infatti avuto giudizi molto positivi e fiduciosi, sostenenendo che si tratti di una pietra miliare per la biologia per cui è valsa la pena spendere tempo e denaro e chiedendo di considerarne il potenziale medico, ambientale e altri benefici possibili ma anche i rischi e le precauzioni da adottare; ma ad esempio David Magnus, professore di pediatria presso lo Stanford Medical Center e in passato collaboratore di Venter, è stato molto più cauto e, pur ammettendo l’importanza dell’invenzione, ha detto di temere che uno strumento del genere possa cadere nelle mani sbagliate, producendo effetti devastanti. Dal canto suo la Chiesa di Roma se ne sta prudentemente alla finestra, non condannando e non osannando, ma attendendo di saperne di più: il portavoce ufficiale della Santa Sede ha infatti dichiarato semplicemente che “è necessario aspettare di saperne di più”, stessa impressione espressa da monsignor Elio Sgreccia, attuale presidente della Pontificia Accademia per la Vita, il quale ha dichiarato che “è bene aspettare ulteriori notizie prima di giudicare” e che “bisogna vedere che cosa si vuole creare”. Nessuna condanna aprioristica quindi, ma anzi anche qualche timido apprezzamento, come quello giunto dal Cardinal Bagnasco, ex presidente della Pontificia Accademia per la Vita e ora presidente della CEI, che ha dichiarato: “Un ulteriore segno dell’intelligenza, dono di Dio per conoscere meglio il creato e poterlo meglio ordinare”.

Ciò che è sicuro comunque, e forse meno rassicurante, è che Venter, invece di prepararsi al confronto col mondo scientifico e a fornire risposte etiche sull’argomento, si stia preparando a incassare barche di soldi, visto che a breve brevetterà la sua invenzione in modo che l’eventuale sfruttamento non sia libero all’interno della comunità scientifica, ma sottoposto invece al pagamento di royalties. Per assicurarsi la paternità dell’invenzione questa è stata resa infatti riconoscibile attraverso alcuni marchi indelebili, come i nomi dei ricercatori coinvolti nel progetto e alcune citazioni di James Joyce e altri scrittori. Un atteggiamento non esattamente da scienziato quanto da affarista e gli affaristi, da che mondo è mondo, non hanno un grande senso dell’etica.

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Un commento

  1. luppolo

    mi sembra giusto che brevetti cio’ che e suo, visto che ha investito una barca di soldi. (SUOI).

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