Accordo tra le biblioteche nazionali italiane e Google

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Le due Biblioteche Nazionali del nostro Paese, situate rispettivamente a Roma e a Firenze, faranno digitalizzare una parte del proprio patrimonio librario da Google, che impiegherà le proprie tecnologie e svolgerà il compito interamente a proprio carico, tenendo poi per sé e il proprio progetto di digitalizzazione copia dei titoli trattati. L’ha annunciato il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro, nel corso della riunione del Consiglio europeo dei ministri della cultura. Sembra un buon accordo, anche vantaggioso, basato su un do ut des ragionevole, ma altri Stati europei si sono dimostrati perplessi sul seguire l’esempio italiano.

“Google raccoglierà i volumi selezionati dalle biblioteche nazionali di Roma e di Firenze, trasporterà i libri in un centro di scannerizzazione che verrà creato sul territorio italiano, procederà all’operazione usando le proprie tecnologie e infine restituirà gli originali. Il relativo costo sarà tutto a carico di Google”; così il sottosegretario Giro ha illustrato l’accordo che il governo italiano ha siglato per la digitalizzazione di un milione di opere delle biblioteche nazionali di Roma e di Firenze. “Google – ha proseguito Giro – donerà una copia digitale dei libri scannerizzati alle due biblioteche, che potranno utilizzarla liberamente, pur nell’obbligo di proteggerne i contenuti da “scaricamenti” non autorizzati, inoltre nell’accordo non sono state inserite le opere “orfane” ossia di cui si ignorano i titoli dei diritti, nè quelle ancora protette dal diritto d’autore, su cui è auspicabile una riflessione approfondita in sede nazionale ed europea con gli esponenti delle categorie professionali interessate, per individuare meccanismi che soddisfino tutte le esigenze in gioco, prima di procedere alla relativa digitalizzazione.”

È proprio questo infatti il fulcro dello scetticismo di alcune altre Nazioni nei confronti dell’intera operazione, visto che Google si ritroverebbe un immenso patrimonio di opere nazionali senza, eventualmente, doverne pagare i diritti (avendo comunque già sostenuto l’onere economico dell’intera operazione): come giustamente sottolineato da Giro infatti non trattandosi (ancora, NdR) di materia comunitaria, le posizioni tra i vari stati membri dell’Unione europea è normale che siano differenziate e non facilmente componibili in una visione univoca e quindi ciascun Paese si regoli secondo le proprie logiche e i propri interessi, tenuto anche conto del differente livello di avanzamento della digitalizzazione del rispettivo patrimonio.

Diventa sempre più evidente ormai, giorno dopo giorno, che la legislazione in materia di diritto d’autore in epoca di Internet e digitalizzazione vada rivista profondamente e non solo dai singoli Stati, ma di concerto dall’intera Unione Europea, in modo da uniformare il più possibile il diritto in questo campo.

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