Senatori USA chiedono più trasparenza sulla privacy di Facebook

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Continuano le pressioni su Facebook per avere più chiarezza sulle impostazioni della privacy e più tutela degli utenti, dopo che in questo periodo, alle dichiarazioni sprezzanti riguardo l’obsolescenza del concetto di privacy pronunciate dal fondatore Mark Zuckerberg, erano seguite le solite revisioni periodiche delle impostazioni, cui il colosso dei Social Network non è nuovo, solitamente la ribasso e atte a spostare sempre più il controllo dei dati e l’accessibilità dei dati personali dalle mani degli utenti a quelle dei dirigenti, con lo scopo di fruirne liberamente per venderle a terzi. Ora arriva addirittura una lettera da parte di quattro senatori USA che chiedono di rivedere le politiche sulla privacy al più presto.

La solita e periodica tornata di modifiche alla privacy del popolare Social Network ha sollevato molte perplessità e preoccupazioni anche nelle sfere più alte della politica USA e così quattro senatori hanno deciso di scrivere una lettera indirizzata al CEO e fondatore del sito blu, Mark Zuckerberg.

Nella lettera sono indicati tre punti chiave per garantire la privacy degli utenti, attualmente messa particolarmente a rischio dopo che ad esempio si era deciso di prolungare all’infinito il tempo concesso agli inserzionisti per conservare i dati privati degli utenti. Il primo punto chiede di rivedere le attuali procedure di opt-out, che i senatori definiscono lunghe e nebulose. Per Opt-out si intende il fatto che Facebook preveda di base la condivisione con terzi delle proprie informazioni private (una sorta di silenzio-assenso) e solo se si esprime esplicitamente la propria indisponibilità (attraverso le impostazioni, esistenti ma molto complesse appunto) allora i propri dati non saranno più condivisi. Un altro punto cardine della lettera è la richiesta di prestare una maggiore attenzione ai dati degli utenti e soprattutto alla volontà di questi ultimi di mostrarli o meno: “La scelta di Facebook di rendere disponibili pubblicamente la residenza, la città d’origine, le scuole frequentate e altre informazioni personali ha sollevato delle forti preoccupazioni. Gli utenti avrebbero preferito la possibilità di scegliere cosa fare dei propri dati” affermano in merito i quattro firmatari. Al momento infatti l’unico modo per non rendere accessibili tali specifiche è esclusivamente eliminarle dal proprio profilo. Infine i senatori chiedono che al più presto le procedure di opt-out siano sostituite da altre, di tipo opt-in (in cui cioè le informazioni diventano disponibili solo previa esplicita autorizzazione dell’utente), che tutelano di più l’utente.

La risposta ufficiale è arrivata per bocca di Elliot Schrage, vicepresidente di Facebook con delega al marketing e alle comunicazioni, il quale ha risposto che “le novità introdotte di recente sono state pensate per aumentare la personalizzazione e promuovere l’attività sociale in Rete, garantendo all’utente il controllo totale dei propri dati”. Una risposta abbastanza prevedibile, nonché generica, che non entra nel merito di alcuno dei punti indicati nella lettera e che, tra l’altro, si dimostra palesemente non vera, alla luce appunto dei problemi appena evidenziati. Tuttavia, al di là delle risposte ufficiali, che sanno tanto di marketing, i responsabili del social network di Palo Alto hanno scelto invece di ascoltare la voce dei senatori e anche il più presto possibile, tanto che già in settimana rappresentanti di entrambi gli schieramenti si riuniranno per discutere sulle tematiche sollevate dai quattro.

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