I danni della pirateria? Tutti da dimostrare

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Ma chi l’ha detto che la pirateria costituisce davvero un danno per il mercato? I diretti interessati, direte voi, ossia le major dell’intrattenimento; bella forza, ma questo non dimostra niente di certo, se non che l’industria cerca disperatamente di tenere in piedi un sistema produttivo/distributivo obsoleto con qualsiasi mezzo. Beh ci sono stati degli studi aggiungerete allora, questo è vero, ma potrebbero essere sbagliati o privi di fondamento, o addirittura la pirateria farebbe bene la mercato. Chi lo dice? Un’indagine Government Accountability Office del Congresso degli Stati Uniti d’America.

Si tratta della sezione investigativa del Congresso e, nel 2009, è stata incaricata di analizzare e quantificare il peso e gli scopi della pirateria, cercando così di chiarire l’impatto del file sharing online sull’industria dei contenuti. Purtroppo per le associazioni che spalleggiano queste lobbie però le conclusioni emerse non sono affatto univoche nel riconoscere i danni causati dalla pirateria, anzi.

Nelle 32 pagine del rapporto redatto in questo anno di indagini si riporta anzitutto la posizione “ufficiale” e cioè che l’economia statunitense e gli introiti fiscali sarebbero minacciati dalla pirateria, digitale o meno, e che i prodotti contraffatti potrebbero anche essere addirittura pericolosi sia per la salute pubblica che per la sicurezza nazionale in alcuni casi, dal momento che il loro commercio potrebbe essere legato anche a organizzazioni criminali o addirittura terroristiche. Tuttavia, aggiungono subito gli investigatori, i dati su cui si basano queste conclusioni non possono essere considerate attendibili, almeno non del tutto: “Tre dei maggiori studi effettuati dal governo degli Stati Uniti che stimano il danno economico generato dalla contraffazione non sono sostenuti da studi di base” sostiene infatti il documento. Problemi vi sarebbero poi anche riguardo le metodologie di analisi utilizzate per dimostrare i danni causati all’industria dei contenuti e addirittura, in alcuni casi specifici, l’ufficio governativo avrebbe perfino trovato dati a supporto della tesi contraria e cioè che “alcuni esperti intervistati hanno identificato possibili benefici economici della pirateria e della contraffazione”. Per quanto riguarda poi nello specifico la pirateria digitale “i contenuti illegali costituiscono in alcuni casi semplici esempi che vengono utilizzati dai consumatori per scegliere un prodotto”, come ad esempio scaricare un brano o un intero LP (ma accade anche con film e videogiochi) per poi rivolgersi al prodotto originale, in caso di gradimento, contribuendo quindi addirittura a incentivare gli acquisti.

Insomma gli studi su cui finora si sono basati i calcoli dei danni subiti dai detentori dei diritti non hanno tenuto conto di fattori come la ridistribuzione (e quindi non perdita netta) operata dalla pirateria e hanno probabilmente sopravvalutato le perdite.

L’MPAA (Motion Picture Association of America) ovviamente legge solo quello che le interessa nel documento e sottolinea quindi come “l’analisi del GAO conferma la dilagante diffusione della pirateria”, minimizzando tutto il resto, ma la sezione arriva addirittura a dire che mancano prove certe del presunto legame tra la crisi economica attraversata (in particolare per il settore dei film e della televisione) e la pirateria.

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