Big Brother Awards: un premio per chi ci controlla

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

In concomitanza con lo svolgersi dell’ePrivacy 2010, convegno di cui vi abbiamo già parlato in passato, si terrà anche un’altra manifestazione ad esso legata, il Big Brother Award, un concorso che annualmente “premia”, per così dire, qualsiasi entità, sia esso un singolo o un’azienda, che si sono segnalati nel corso dell’anno per aver minacciato o in qualche modo diminuito la privacy su Internet.

Proprio ieri si è aperto ufficialmente il periodo di segnalazione, in cui chiunque può compilare il form online o inviare una mail per indicare un personaggio,un’istituzione, un’azienda pubblica o privata che si sia distinta nel peggiorare la privacy su Internet tramite il suo operato. Chiusa questa prima fase una giuria valuterà poi le segnalazioni e le motivazioni ed assegnerà il premio. Le categorie sono i tutto cinque: “Minaccia da una vita”, che comprende le singole persone che avrebbero più danneggiato la privacy nella propria vita o carriera. C’è poi “Peggiore azienda privata”, assegnato, come si evince dal nome, alla società privata il cui operato abbia più danneggiato la privacy; segue ancora “Peggiore ente pubblico”, assegnato invece appunto a soggetti pubblici, che siano un ente governativo, pubblico, un’authority etc., “Tecnologia più invasiva”, per la tecnologia che si sarà dimostrata più nociva per la privacy e infine “Neolingua e Bispensiero”, tra le cui segnalazioni sarà scelta un’affermazione, pronunciata o pubblicata su un tema o fatto inerente la privacy, con l’utilizzo degli strumenti semantici e linguistici di cui ci parlò Orwell nel suo “1984″.

Il premio, probabilmente tra i meno ambiti della storia, in passato ha già mietuto vittime eccellenti, come ad esempio Facebook, premiato nel 2009, ma che a nostro avviso andrebbe candidato e premiato ogni anno e l’On. Gabriella Carlucci (e Barbareschi, che fine ha fatto? Sarebbe giusto premiare anche lui). Non sono poi mancate nemmeno menzioni e premi per ministeri o famose aziende italiane, come Telecom Italia, premiata nel 2007 in ben due categorie e non nascondiamo che a noi piacerebbe vedere nell’elenco dei premiati anche BigG da Mountain View.

Comunque sia il premio goliardico sicuramente è una buona trovata per sensibilizzare l’opinione pubblica verso il delicato tema della privacy all’epoca di Internet, ma servono iniziative sicuramente più incisive per arginare il vero e proprio assalto che, da alcuni anni, sta travolgendo il Web, assediato da un lato da aziende che pensano solo a fare soldi e dall’altro da politici che pensano solo a fare favori a vecchie e decrepite lobbies dalle logiche giurassiche.

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