Anche il Regno Unito approva una legge “Sarkozy”

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

“Negli anni 60, Mao disse ai suoi contadini di sterminare i passeri che mangiavano il grano, un editto che produsse una piaga causata dagli insetti che in genere venivano divorati dai passeri. Allo stesso modo, il Digital Economy Bill, cercando di tutelare gli interessi del copyright e punire il file sharing illecito, sta per creare una nuova cultura, in cui utenti e provider saranno inondati di minacciose lettere legali da parte dell’industria dell’intrattenimento”. Con queste parole Mike Butcher, editor di TechCrunch Europe, ha bollato senza mezzi termini l’approvazione della legge antipirateria in sitle Sarkozy, appena accaduta nel Regno Unito, tramite un articolo pubblicato sul sito del Daily Telegraph. E la protesta monta.

In una quasi deserta House Of Commons (presenti appena 40 parlamentari su 646) è stata da poco approvata in via definitva la legge antipirateria, precedentemente nota come disegno di legge Mandelson, dall’onorevole che per primo l’ha proposta. In sostanza si tratta di una legge fotocopia di quella attualmente in vigore in Francia, che prevede quindi che gli ISP controllino attivamente il traffico dei propri utenti e che mandino fino a tre mail di avviso ad eventuali “pirati”, che usino la propria connessione per scaricare illegalmente materiale protetto dal diritto d’autore. Se costoro si mostreranno recidivi li attende infine la disconnessione forzata prima e la denuncia con relativo processo poi.

A nulla dunque sono serviti gli studi pubblicati dagli stessi provider per dissuadere i politici ad approvare una legge che si sta dimostrando quantomeno inefficace in Francia e che ricercatori indipendenti avevano dimostrato essere altrettanto inutile anche in Inghilterra, senza contare i danni alla privacy e le numerose infrazioni che tale legge opera nei confronti dei più elementari diritti civili, oltre a calpestare alcune indicazioni presenti in tutte le costituzioni, come l’impossibilità, per enti non preposti, a trasformarsi in organi di controllo e polizia.

Intanto la protesta monta e mentre sul sito dell’organizzazione Open Rights Group campeggia un enorme dito medio, per ricordare ai cittadini “ciò che il parlamento britannico pensa del vostro diritto d’accesso a Internet”, critiche giungono anche nientemeno che da Richard Stallman, fondatore del progetto GNU e della Free Software Foundation, che si è interrogato su come supportare le arti nell’era digitale, senza la necessità di impedire in maniera coatta la condivisione di contenuti. “La mia proposta del lontano 1992, su una tassa specifica da distribuire dagli artisti più popolari verso quelli di minor successo, rimane ancora applicabile. Se si applicasse un pulsante su ogni player, del tipo send-one-dollar o send-one-pound, questo metodo funzionerebbe meglio. Senza disconnettere alcun netizen”, è stato il suo commento. Il tutto mentre la sezione britannica del Partito Pirata ha sottolineato quanto poco importi agli MP britannici il futuro stesso del progresso artistico e della tecnologia ad esso correlata.

Sembra quindi profilarsi una nuova battaglia all’orizzonte tra cittadini e lobbies economiche e, mentre ne attenderemo gli esiti, non ci resta che pensare tristemente, riferendoci alla frase di apertura, a come le moderne democrazie economiche occidentali somiglino sempre di più ai vecchi regimi che speravamo per sempre tramontati.

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