ACTA: finalmente allo scoperto?

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Dopo mesi di pressioni mediatiche da parte di associazioni, comuni netizen e, nell’ultimo periodo, addirittura dell’Unione Europea, finalmente gli Stati coinvolti nelle trattative hanno accettato di venire allo scoperto, dichiarando pubblicamente le proprie intenzioni e lo stato di avanzamento dei lavori. Salvo poi scoprire che si stanno ancora una volta nascondendo.

Sono dovuti trascorrere otto incontri, tutti segreti, tra gli Stati Uniti e i Paesi europei che partecipano all’ormai famigerato trattato chiamato Anti-Counterfeiting Trade Agreement, meglio noto con l’acronimo ACTA prima che questi, ormai sotto il fuoco incrociato di media, autorità, associazioni e utenti, decidessero di dichiararsi ufficialmente quando prima a volte si negava addirittura l’esistenza delle trattative; poi però alcuni documenti hanno iniziato a trapelare e così gli Stati coinvolti hanno dovuto capitolare, apparentemente raccogliendo l’invito, in realtà quasi un ultimatum, rivolto loro dall’Unione Europea, che aveva chiesto ufficialmente di venire allo scoperto e accettare il dibattito pubblico e politico sulla materia in discussione.

Ma nulla accade per caso e l’emersione alla luce del sole avviene solo dopo la fine dell’ottavo incontro, tenutosi in Nuova Zelanda, che vede ormai le posizioni abbastanza consolidate, forse così tanto consolidate da non aver più paura che un dibattito pubblico le metta in forse. Insomma le decisioni sono prese, ormai se ne può anche discutere, tanto non cambieranno più.

Nel comunicato stampa ufficialmente diramato comunque si leggono cose almeno in parte rassicuranti: anzitutto viene smentita alcuna decisione di imporre il controllo coatto dei dispositivi multimediali alle frontiere per controllare la presenza di eventuale materiale illecito; smentita anche l’adozione di massa della dottrina Sarkozy, conosciuta anche come regime dei Tre colpi, che prevede che gli ISP controllino attivamente il traffico dei propri utenti alla ricerca di illeciti, a cui far seguire appunto prima fino a un massimo di tre avvertimenti, a cui seguirebbe la disconnessione forzata e la denuncia al tribunale.

Tutto a posto allora? Non troppo, visto che il documento non contiene le rispettive posizioni dei governi coinvolti in ACTA. Parrebbe quindi che si sia decisa più che altro una strategia diversa, ossia quella che prevede che una cosa è tanto più nascosta quanto più è palese. Che motivo ci sarebbe infatti di non riportare le posizioni dei diversi Governi se, oltre a quanto pubblicato, non ci fosse dell’altro che, al momento, non si vuole ancora comunicare?

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