Wikipedia: per essere migliore serve più collaborazione

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Chi ci segue sa che abbiamo affrontato più volte l’argomento che riguarda il rapporto tra Internet e il sapere, o più propriamente quello tra il Web 2.0 e la costruzione e diffusione della conoscenza e della cultura. Altrettanto spesso, trattando questo argomento, abbiamo usato Wikipedia, la più grande enciclopedia libera e open online, non sempre in maniera positiva, ma anzi cercando di problematizzare le visioni che sottendono questo rapporto, così come sono espletate dal famoso sito. Ora un’istituzione universitaria ha fatto la stessa cosa, scoprendo aspetti interessanti.

Wikipedia è, come detto e come tutti sanno, la più grande enciclopedia libera online, interamente composta dagli interventi degli utenti. Questo è sempre stato sbandierato come il suo maggior punto di forza dal suo fondatore, ma noi abbiamo spesso sottolineato come la visione di Wales sia un po’ semplicistica e ingenua nel suo assunto positivo per cui il sapere è la semplice somma dell’impegno delle persone, perchè non tiene conto di tutta una complessa serie di aspetti che hanno a che fare col sapere e la sua trasmissione, oltre al fatto che viene a mancare qualsiasi controllo sulla qualità stessa del sapere trasmesso e si finisce col mettere sullo stesso piano l’opinione del semplice appassionato con la conoscenza dell’esperto che a quell’argomento ha dedicato una vita di studi.

Ora all’Università dell’Arizona si sono chiesti perché appunto i contenuti dell’enciclopedia libera abbiano una qualità così altalenante e si sono proposti di scoprirlo. Per farlo hanno raccolto 1.600 voci di diversa qualità, utilizzando lo stesso sistema interno di valutazione applicato da Wikipedia agli articoli; dopodiché hanno analizzato i diversi schemi di cooperazione intercorsi tra i diversi utenti coinvolti nella stesura delle stesse, verificando in dettaglio i vari contributi, identificando così alcuni ruoli specifici ricorrenti. Anzitutto ci sono i Casual Contributor, coloro che su un articolo sono intervenuti con pochissime azioni; poi ci sono gli Starter, che solitamente scrivono frasi e basta, senza citare fonti; poi i Content Justifier, che invece oltre a scrivere sostengono quanto enunciato con delle note e dei link. Poi i Copy Editor, che modificano e aggiustano contenuti già immessi; i Cleaner, che rimuovono le parti sbagliate, i Watchdog, che ripristinano versioni passate e, infine i redattori completi, All-round Editors, fanno un po’ tutte queste cose assieme.

I ricercatori hanno quindi scoperto che le voci di miglior qualità sono proprio quelle cui hanno contribuito soprattutto gli ultimi, mentre gli articoli peggiori sono proprio quelli redatti soprattutto dai soli starter e autori casuali. La conclusione logica dei ricercatori è che per realizzare voci di qualità devono collaborare persone con ruoli diversi e che è quindi necessario incentivare, attraverso meccanismi e software ad hoc, la possibilità per gli autori di auto correggersi, così come già si è visto che tendono a fare gli editor a tutto tondo.

Questo dimostra che una delle possibili soluzioni dei problemi che affliggono il sapere 2.0 consiste proprio in una maggiore interazione tra gli utenti. Se si vuol spingere infatti l’acceleratore del sapere libero e costruito dal basso è importante che l’interazione sia portata ai massimi livelli, perché solo tramite un’azione costante di controllo incrociato è possibile garantire quell’autorevolezza del sapere che altrimenti sarebbe svalutata dalla semplice pretesa che tutti gli attori sociali posseggano lo stesso livello di conoscenza di un argomento.

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Un commento

  1. wave

    quando si inizia un articolo con la frase “i ricercatori hanno detto che”
    “gli scienziati dicono che” “una ricerca afferma che” non mi fido per principio.
    e gli eventi mi danno ragione.
    purtroppo nell’ organizzazione di wiki si sono insediati dei fancazzisti di primo piano,
    il cui unico scopo è demolire la fondazione open source, in favore del privato.

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