L’allergia da cellulare esiste davvero

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Più precisamente esiste un’allergia ai campi elettromagnetici. La sindrome è nota e si chiama proprio Elettro-ipersensibilità (electro-hypersensitivity, HPS) ma al momento solo la Svezia la riconosce come vera e propria malattia e, di conseguenza, ad affrontarla come tale, in controtendenza col resto del mondo che continua a sottovalutare l’impatto dei campi elettromagnetici sulla vita quotidiana. I malati svedesi possono quindi contare su alcuni privilegi normalmente riconosciuti a non udenti e non vedenti, come ad esempio poter installare nelle proprie case scudi metallici contro le radiazioni, usufruendo di fondi pubblici.

Nella sola Svezia sarebbero almeno 250 mila le persone allergiche alle onde radio emesse dalle chiamate effettuate tramite un telefono cellulare o da altri apparecchi comunemente utilizzati nella vita di tutti i giorni. I sintomi sono i più vari, dagli starnuti agli svenimenti, passando per nausea, problemi respiratori, tachicardia e mal di testa.

Come detto si tratta di un riconoscimento anomalo, nel senso che altri grandi organi mondiali per il momento continuano a ritenere le onde elettromagnetiche innocue e non parliamo solo dei rappresentanti dell’industria mobile, che sarebbe troppo ovvio, ma anche di enti come la US Food and Drug Admnistration, l’American Cancer Society e l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La questione riguarda principalmente gli effetti delle onde non ionizzanti: mentre le radiazioni ionizzanti, come ad esempio i raggi x, sono da sempre catalogate come cancerogene, quelle non ionizzanti, come appunto le onde emesse dai cellulari durante le chiamate, sono al momento considerate innocue, poiché dagli studi condotti finora risulta che esse non sono sufficientemente potenti da rompere i legami molecolari e causare così i danni cellulari che conducono a malattie. Tuttavia da sempre c’è gente che sostiene di sentirsi male o di avere problemi, più o meno gravi, vivendo in prossimità di campi elettromagnetici e portando come prova tutta un’eziologia di sintomi. Si tratta quindi di un approccio deduttivo e empirico al problema: c’è gente che si sente male, quindi anche se non ci sono prove scientifiche sulla nocività dei campi elettromagnetici, devono far male lo stesso, in qualche modo che ancora non comprendiamo, perché ne abbiamo le manifestazioni davanti agli occhi.

Questo è l’approccio che la Svezia ha deciso di seguire al momento quindi, intanto resta il dubbio, non fugato da alcuno studio, sulla reale pericolosità o meno dei campi elettromagnetici in cui ormai viviamo immersi quotidianamente.

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