La quantistica rivoluzionerà anche la fotografia digitale

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Già, a quanto pare sarà proprio così, la quantistica, una delle branche più complesse e profonde della fisica contemporanea, non rivoluzionerà soltanto gli attuali processori e quindi i personal computer (anche se in un futuro anche non molto prossimo), ma anche le macchine fotografiche digitali e, questa volta, in un futuro molto prossimo, si parla infatti di disponibilità dei primi chip già a metà 2011. Vediamo in cosa consisterà questa rivoluzione.

Gli attuali sensori basati sul silicio, come i CMOS hanno due problemi principali ben noti: il primo, riguarda in particolare i chip fotosensibili, usati attualmente negli apparati fotografici, non importa se sia un cellulare o una costosa reflex, e riguarda la capacità di assorbire la luce. Secondo alcuni dati infatti i sensori attuali bloccherebbero infatti sino a ben il 75 % della luce che li colpisce; ciò significa ovviamente che la quantità di luce che può essere convertita in informazione elettronica è una percentuale assai bassa di quella totale che raggiunge il chip stesso, cosa che si riflette in tutta una serie di problemi nella resa delle foto digitali, che ben conosciamo. Il secondo problema invece riguarda praticamente tutti i chip al silicio, indipendentemente dal loro utilizzo e riguarda i limiti di miniaturizzazione raggiungibili, limite a cui siamo molto vicini e che le litografie raggiungeranno nel giro di pochi anni.

Ora un professore della Toronto University, Ted Sargent, annuncia però di essere prossimo alla messa a punto definitiva di un nuovo chip, non più basato sul silicio ma su un polimero quantico: si tratta infatti di nanoparticelle di solfuro di piombo sospese in una matrice polimerica, in modo da formare una nuova classe di polimero semiconduttivo.
Secondo Invisage, la società che sta sviluppando la tecnologia, tale tecnologia ha diversi vantaggi: anzitutto può essere facilmente integrata nell’attuale processo produttivo, assorbe molta più luce dei sensori al silicio e permette di compattare una quantità di elementi fotosensibili (corrispondenti ai singoli pixel) tre volte superiore a quella attuale, con tutti i vantaggi per la risoluzione e la sensibilità che la cosa comporta.

Il cosiddetto “Quantum film” di Invisage sarebbe proprio in questi giorni in via di presentazione in una conferenza dimostrativa che si sta tenendo in California. La società ha infatti dichiarato di poter integrare tale tecnologia nelle fotocamere e nei cellulari entro la metà del 2011, non resta quindi che attendere per verificare se davvero è stato trovato l’erede degli attuali CMOS.

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