Interrogazione parlamentare: e si torna a parlare di equo compenso

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Come ricorderete, a gennaio parlammo del provvedimento del Governo, che ha emanato un decreto che allarga il concetto di equo compenso per la SIAE, quello per cui l’associazione prende una specie di tassa su tutti i supporti ottici, estendendolo a tutti quei dispositivi dotati di un qualche tipo di memoria, per cui i costi all’utente finale cresceranno per tutto il mercato Hi-Tech in pratica, poiché ormai non sono solo i lettori MP3 a essere dotati di memoria, ma anche smartphone, lettori multimediali da tavolo, i nostri PC con i normali HDD e SSD, le macchine fotografiche, i decoder etc. Ora un parlamentare fa un’interrogazione per chiedere chiaramente al governo come farà a evitare che i costi ricadano sull’utente finale, ma il governo svicola e non risponde chiaramente.

Il decreto Bondi estende l’applicazione della tassa su alcuni supporti, ad esempio CD e DVD vergini, da versare alla SIAE come compenso per le copie legittime che l’utente farà dei propri file regolarmente acquistati, fino a comprendere ora tutti quei dispositivi dotati di memoria. Ora, a parte l’assurdità di base di tale tassa (devo pagare i diritti per effettuare un’operazione perfettamente legale e alla quale ho diritto), figlia di una visione anacronistica del diritto d’autore e della sua gestione, ma estenderla a tutti i dispositivi di memoria, non fa altro che metterne ancora più in risalto la sua paradossalità: ci sono infatti dispositivi che sono palesemente impossibili utilizzare per metterci sopra film o musica: useremo forse il nostro decoder Sky o Mediaset Premium dotato di hard disk per scaricare e riprodurre video e musica coperti da copyright? O lo faremo con la nostra macchina fotografica? Eppure saranno tutti tassati.

Ora, in attesa del parere della Commissione Europea, Giovanna Melandri del PD ha presentato un’interrogazione parlamentare sull’argomento, in particolare chiedendo cos’è stato previsto di fare “per evitare che il costo dell’equo compenso ricada, in ultimo, sugli utilizzatori finali di prodotti tecnologici”; la risposta del Governo, affidata al sottosegretario Francesco Maria Giro, non ha però risposto chiaramente alla questione, limitandosi a tornare su alcuni elementi della questione.

“Il predetto compenso non è da considerare come una tassa incamerata dallo Stato, ma un compenso che va a soggetti privati con il quale s’intende riconoscere quanto dovuto ai creatori delle opere dell’ingegno per il mancato acquisto dei supporti originali contenenti brani musicali, film e opere delle arti visive” ha infatti ribadito Giro, riprendendo una tesi già esposta altrove da Bondi e con questo cercando di tagliare la testa al toro, sottintendendo che non è compito dello Stato incaricarsi della questione posta dalla Melandri, ma che il decreto è stato fatto soltanto per salvaguardare interessi privati, che gestiranno la cosa come ritengono più opportuno. Infine, dopo aver ribadito che la tassa andava estesa a tutti quei dispositivi “che pure hanno idoneità a riprodurre opere intellettuali” (decoder e macchine fotografiche?) si è fatto il solito parallelo provvedimento/lotta alla pirateria, sostenendo che, “oltre a garantire un giusto equilibrio tra i diritti e gli interessi delle varie categorie di produttori e degli utenti del settore, rappresenta un valido strumento di tutela delle opere letterarie, artistiche e scientifiche”.

Dopo aver quindi compreso che il Governo, o gli esperti che consigliano questi provvedimenti, o non hanno le idee chiare sul mondo della tecnologia o comunque non hanno intenzione di rispondere delle proprie iniziative di fronte all’opinione pubblica, non ci resta che attendere di conoscere il parere della Commissione Europea sull’argomento, sperando che almeno lìci siano persone dotate di buon senso.

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Un commento

  1. AAA

    buffoni

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