In Spagna si assolve il P2P: i link sono la base stessa di Internet

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Imperversa in tutto il mondo ormai il conflitto quotidiano di opinioni e sentenze riguardanti il Peer to Peer e, in generale, la questione del copyright: ogni giorno c’è notizia di una sentenza pro o contro o di un governo nazionale che si sta preparando a irrigidire le proprie leggi in materia; tutto ciò non fa che confermare un’unica cosa: attualmente c’è solo confusione in merito a un argomento complesso che andrebbe affrontato organicamente a livello mondiale e non lasciato all’interpretazione e alla volontà politica di questo o quel governo nazionale. In Spagna in questi giorni un giudice ha assolto un sito che ospitava link Torrent.

I siti che ospitano dei collegamenti di qualsiasi natura non compiono alcunché di illegale: non ospitano il materiale linkato, quand’anche fosse coperto da copyright, e pertanto non possono essere ritenuti responsabili per alcuna violazione delle leggi. Difatti poi i link sono la base stessa di Internet e un gran numero di siti, tra cui Google, fanno ciò che si vuole impedire con questa causa. Non si può nemmeno affibbiare colpe alle reti peer to peer, che sono “mere reti di trasmissione di dati tra privati e pertanto non feriscono alcun diritto protetto dalla legge sulla proprietà intellettuale”, recita ancora la sentenza.

Questo sostanzialmente dice quindi la sentenza emanata ieri in Spagna da un giudice chiamato a pronunciarsi su un sito accusato appunto di ospitare link a materiali protetti. Si tratta di argomenti che, in tutto il mondo, tutti gli accusati hanno sempre portato avanti, da The Pirate Bay in poi, ma come si vede, anche essi possono essere soggetti a interpretazioni personali, visto che gli altri siti sono stati condannati.

Ma da questa situazione si possono trarre alcune considerazioni interessanti: la prima è che, se è vero che tali argomenti di difesa sono opinabili, nel senso che sono interpretabili e altre volte non sono serviti all’ottenimento dell’assoluzione, dimostrano però che in Europa non ci sono solo la Francia con la sua HADOPI, ma anche opinioni diverse e che le argomentazioni in generale, proprio perchè si offrono a interpretazioni diverse, non sono inoppugnabili, comprese quelle contrarie. Questo ci porta a un secondo punto, ossia che manca una visione organica del problema, che meriterebbe ben altro trattamento, come l’istituzione di una commissione internazionale composta da tecnici e giuristi, in grado di stilare delle linee guida universali su come trattare il diritto d’autore nell’era di internet e sulla cui base poi ogni singolo Governo possa legiferare. Infine c’è una terza, importante, riflessione da fare: appare infatti chiaro ormai a questo punto che le argomentazioni accusatorie sono del tutto strumentali, sia perché appunto manca un terreno di riferimento omogeneo, comune e condiviso, sia perché è evidente che le major adottano due pesi e due misure, attaccando TPB, ma ad esempio tacendo sul fatto che tramite Google è possibile accedere a tutti i torrent che si vuole o, se si preferisce, effettuare ricerche per ottenere link a siti di file sharing.

In attesa quindi che questa situazione in continuo fermento si chiarisca andando in una qualche direzione, appare chiaro che al momento le cause non c’entrano nulla con il rispetto delle leggi o la protezione dei diritti degli autori, ma hanno a che fare esclusivamente con la protezione degli introiti e che quindi non si muovono accuse ad altri giganti del Web che potrebbero creare seri problemi, ma solo a quei siti che, per quanto famosi, industrialmente sono dei pesci molto piccoli, che nessuna resistenza potranno opporre all’iniziativa delle major.

Intanto a livello mondiale la situazione è altalenante e mentre l’Unione Europea blocca per il momento la sottoscrizione del famigerato accordo segreto ACTA, sostenendo che la decisione dovrà essere presa soltanto dopo che i cittadini saranno stati informati a dovere, il Regno Unito pare essersi definitivamente incamminato nella direzione francese e in questi giorni la legge simil-HADOPI ha avuto una prima approvazione, nonostante l’opposizione degli ISP nazionali e la pubblicazione di alcuni studi che dimostrano già in partenza l’inutilità della legge.

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