Francia: l’HADOPI sta fallendo

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Dell’HADOPI abbiamo già parlato diverse volte:si tratta di quel provvedimento divenuto poi legge dopo una serie di colpi di scena che ne avevano visto il blocco iniziale ma che poi è stata approvata dal governo Sarkozy in via definitiva ed entrata in vigore da alcuni mesi. Sostanzialmente prevede che i provider debbano diventare anche enti investigativi, monitorando preventivamente le connessioni di tutti i propri utenti e, in caso qualcuno ne stia facendo un uso illegale, mandargli tre avvisi via email e poi, se l’utente è recidivo, disconnetterlo forzatamente e denunciarlo. Questa legge, nei piani del governo, avrebbe dovuto rappresentare un potente deterrente per la pirateria, ma ora uno studio dell’Università di Rennes dimostra che non solo l’HADOPI non ha fatto diminuire le attività illecite online, ma che la pirateria è aumentata.

La legge HADOPI è palesemente antidemocratica, trasforma gli ISP in controllori che sorvegliano gli utenti, calpestando il diritto alla privacy e conferendo poteri che non spettano ai provider, ma alla polizia e che andrebbero applicati non in maniera preventiva ma semmai dopo, in corso d’indagine, senza contare che la disconnessione forzata è un sopruso anche in caso di accertato uso illegale della connessione, posto che l’utente sia perfettamente in regola con i pagamenti. Lo dice l’Unione Europea, che ha proprio nei giorni scorsi escluso qualsiasi possibilità che simili provvedimenti vengano adottati a livello europeo. In Francia tuttavia la legge è in vigore ma, come dimostra ora uno studio dell’Università di Rennes, non serve a niente, in quanto la pirateria è già cresciuta del 3 % da quando la legge è attiva, semplicemente trovando altre strade.

Tre ricercatori hanno infatti intervistato un campione di 2000 individui rappresentativi della popolazione bretone, dividendo poi il gruppo in tre sotto categorie: i “pirati Hadopi”, che continuano a utilizzare i servizi di peer-to-peer puniti dalla nuova legge, i “pirati non-Hadopi”, che invece utilizzano altre tecnologie, attualmente non monitorate e infine i “non pirati” che non praticano il download illegale. Con la promulgazione della legge molte di queste categorie si sono rimescolate ma il numero complessivo dei pirati è comunque cresciuto del 3 %. Solo il 15 % dei “pirati Hadopi” afferma di aver abbandonato il peer-to-peer dopo l’approvazione della legge. Accantonata questa tecnologia, due utenti su tre hanno infatti iniziato ad utilizzare altri servizi per lo streaming e il download diretto, come ad esempio i famosi Megaupload, Rapidshare, Allostreaming etc. Da “pirati Hadopi” sono quindi semplicemente passati nell’altra categoria, “pirati non-Hadopi”, non perseguibili nei termini di legge, ma liberi di continuare ad accedere a film, musica e altri materiali protetti da copyright. “La riduzione del numero di internauti che utilizzano le reti peer-to-peer si è dunque accompagnata ad una crescita delle altre forme di pirateria non prese in conto dalla legge HADOPI”, spiegano i ricercatori, sottolineando che se i “pirati Hadopi” sono diminuiti del 15 %, quelli non-Hadopi sono però aumentati del 27 %. Non c’è stato nessun effetto quindi, se non quello di spingere chi vuole comunque delinquere a usare altri mezzi.

La ricerca dell’Università di Rennes rappresenta comunque solo uno studio preliminare che non poteva al momento prendere in considerazione altri fattori: la legge infatti è si entrata in vigore lo scorso gennaio, ma l’autorità non ha ancora potuto avviare le operazioni di monitoraggio e punizione degli utenti, a causa dell’ennesimo intoppo burocratico in cui si è imbattuta. Solo entro Aprile infatti arriverà il parere finale del Consiglio Costituzionale, chiamato a pronunciarsi sulle conseguenze per la privacy degli utenti. Solo quando i primi utenti saranno quindi eventualmente disconnessi sarà possibile fare un bilancio più esaustivo sull’efficacia della legge. Ma lo studio resta comunque valido nel momento in cui dimostra che le alternative esistono e gli utenti le stanno già utilizzando, consapevoli che non potranno mai essere puniti dall’HADOPI.

Se quindi lo studio non può dimostrare pienamente l’inutilità della legge può comunque dimostrarne il carattere di mero provvedimento di “marketing”: un regalo alle major che premevano e all’elettorato paternalista e autoritario del governo Sarkozy, regalo che non ha tenuto in conto né le critiche, anch’esse ancora valide, della stessa Unione Europea, né la facile aggirabilità del provvedimento. Non resta quindi che attendere Aprile e il pronunciamento finale del Consiglio Costituzionale.

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Un commento

  1. rent

    Liberté, Égalité, Fraternité, Disconnetè..
    Si farebbe prima a dichiarare il coopyright (non a fini di lucro) valido solo per 6 anni
    e ripartire una tassa aggiuntiva sull’ adsl per tutti i download coperti da diritti,
    a secondo della classifica dei più scaricati.

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