Facebook, quando la condivisione è forzata

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Non molto tempo fa, il buon Mark Zuckerberg, fondatore di quella meravigliosa macchina da soldi chiamata Facebook, ci stava gentilmente spiegando che ormai il concetto di privacy su Internet è obsoleto e che il popolo dei social network, specialmente i più giovani, non sono più interessati ad esso. In questi giorni ecco rispuntare fuori l’argomento, per il quale evidentemente l’intervento del fondatore era propedeutico: Facebook avrebbe l’intenzione di condividere alcune informazioni sugli utenti con altri siti Web, senza chiederne preventivamente l’autorizzazione. Ed è subito insurrezione.

Già, visto che la privacy non è più un problema sensibile, a che pro chiedere l’autorizzazione per condividere dati privati con terzi a fini di lucro? Frequentare un social network significa ormai vivere in una casa di vetro; un’attività che ha sempre meno a che fare con la costruzione “artistica” di un proprio sé reinterpretato da proporre agli altri, o col semplice utilizzo di uno strumento per restare in contatto con le persone lontane che amiamo, e sempre più vicino invece all’esibizione pornografica di se stessi e della propria interiorità, senza limiti e senza barriere, qualcosa di molto vicino al partecipare a un Grande Fratello, che lo si faccia o meno consapevolmente.

In questo cambiamento ecco dunque inserirsi il business: se non vi interessa chi guarda cosa, non vi dispiacerà se ci facciamo un po’ di soldi sopra, nel frattempo, giusto? Sbagliato invece a quanto pare, perchè fortunatamente dopo alcune ore dall’annuncio ufficiale i commenti sul blog inglese erano già oltre mille, con molti utenti che minacciavano di cancellare il proprio account se una cosa del genere fosse stata messa in pratica; certo si tratta sempre di una goccia nel mare rispetto alla supina indifferenza della “nazione Facebook” che conta ormai 400 milioni di iscritti nel mondo.

Attualmente all’utente viene chiesto se intende condividere i propri dati con alcuni siti o applicazioni a cui si sta collegando. Venerdì sera, dal suo blog, Facebook ha però comunicato che in futuro tale condivisione “con siti e applicazioni di terze parti pre-approvati” avverrà automaticamente e l’utente, se vorrà e soprattutto se mai ne verrà a conoscenza, potrà impedirlo disabilitando l’opzione nella pagina delle impostazioni.

Insomma niente retromarcia, nonostante le proteste, peraltro irrilevanti rispetto alla gran massa degli iscritti. Si profila dunque sempre di più la vera natura di Facebook, che ha furbamente atteso di entrare in milioni di case sottoforma di innocuo strumento “del cuore” e ora che i suoi iscritti sono emotivamente “addicted” siamo pronti a scommettere che alla fine accetteranno supinamente qualsiasi abuso pur di non privarsi di questo prolungamento emotivo ormai vitale.

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