ePrivacy 2010: ripensare la privacy su Internet

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

A fine maggio, a Firenze, si terrà la nuova edizione del convegno che, ogni anno, riflette sui rapporti tra Internet e la privacy di chi la usa quotidianamente. Nel frattempo, per costituire una piattaforma teorica sulla quale discutere, è stata ufficialmente aperta la fase di “call for paper” per raccogliere contributi scritti alla discussione da parte di quanti vorranno parteciparvi: argomento centrale di quest’anno l’annullamento, da parte delle recenti tecnologie di advertising online come AdSense, dell’anonimizzazione dei dati, in precedenza ritenuto un bastione della privacy degli utenti online.

Non c’è più privacy in Internet. Gli interessi economici legati alla pubblicità, vero e unico motore economico della Rete impediscono di fatto che l’utente possa non essere spiato e schedato almeno mentre usa il Web. E mentre Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, gongola affermando che ormai la privacy è un concetto superato, le attuali tecnologie in grado di incrociare i dati personali con le abitudini di navigazione, come AdSense di Google, annullano di fatto i benefici dell’anonimizzazione dei dati.

Come dimostrato infatti in un recente documento di Paul Ohm, tali tecnologie abbattuto completamente l’edificio tecnico-normativo della legge 196/2003, che considera l’anonimizzazione la più sofisticata barriera eretta a difesa dei dati personali e sensibili. Nella sua analisi, pubblicata lo scorso agosto per conto del dipartimento di studi legali dell’Università del Colorado, Paul Ohm aveva infatti già efficacemente sottolineato quanto fosse incredibilmente semplice de-anonimizzare dati personali normalmente ritenuti protetti. “Nel mondo reale” afferma infatti il testo del call for paper per ePrivacy 2010 “tecniche sempre più sofisticate di analisi dei dati rendono non solo possibile, ma anche economico, costruire banche dati globali di dati personali, reti di relazioni e profili personali, il tutto ottenuto senza violare banche dati superprotette o le leggi vigenti, ma semplicemente assemblando e fondendo archivi del tutto leciti, facilmente disponibili ed apparentemente abbastanza innocui”.

Partendo quindi da questo nodo fondamentale che riguarda il problema diritto alla privacy/uso di Internet/sfruttamento economico della Rete bisognerà quindi riflettere sullo stato attuale delle cose, perché questi problemi non riguardano soltanto gli stati scarsamente o per niente democratici, come Cina, Iran o Myanmar, recentemente rientrati nella lista dei nemici di Internet stilata da Reporters Sans Frontieres (RSF), ma anche gli utenti occidentali, che “si trovano o limitati nell’uso della Rete o spinti ad esercitare i loro diritti in recinti che possono essere e sono completamente monitorati e tracciati”.

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Un commento

  1. ikea

    I) con internet verremo tutti schedati e spiati, e a livello di “intercettazioni”, possono anche
    attingere da banche dati riservate, come quelle sanitarie o di credito. (altro che dossier..)

    II) quando nascono società di ripulitura dati su internet, significa solo che queste verranno,
    nella maggior parte dei casi, utilizzate per cancellare le opinioni negative degli utenti insoddisfatti,
    a causa di prodotti nati difettosi.

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