Codice 46 è un film di fantascienza di alcuni anni fa, in cui viene dipinta una realtà iper controllata, dove non si possono avere figli se non c’è una perfetta compatibilità genetica, non si può vivere nelle città se non si ha un lavoro e un’adeguata copertura assicurativa e non si è padroni dei propri ricordi, che possono essere cancellati selettivamente o anche sostituiti con altri, più felici, per tenere le persone buone e soddisfatte della propria vita. Nel 2003 tutto ciò sembrava soltanto una metafora fantasiosa della nostra realtà, ma a sette anni di distanza potrebbe non esserlo più: ricercatori dell’Università di Oxford hanno scoperto come attenuare i ricordi traumatici. Giocando a Tetris.

Si tratta di una ricerca condotta dall’Istituto di Psichiatria dell’Università di Oxford, volta proprio a capire come potrebbe eventualmente essere possibile cancellare i brutti ricordi, ad esempio quelli legati a un trauma (un incidente, una violenza etc.).
I ricercatori hanno infatti studiato a lungo i processi biochimici alla base dell’immagazzinamento dei ricordi e le aree del cervello coinvolte in questo processo, poi hanno preso 40 volontari e gli hanno mostrato filmati contenenti immagini di eventi traumatici, come un grave incidente automobilistico. Subito dopo, mentre una metà veniva fatta sedere in silenzio e tranquilla per alcune ore, all’altra metà veniva chiesto di giocare al computer con il gioco Tetris. Il risultato è stato che chi giocava a Tetris aveva la metà dei flashback che invece sperimentava l’altro gruppo e che i suoi ricordi erano comunque meno vividi. Ciò è possibile proprio perché, nella prima fase dei loro studi, il team di ricerca ha scoperto che giocare a tetris fa usare le stesse aree del cervello che sono coinvolte nel processo di immagazzinamento della memoria e, poiché c’è un lasso di tempo di circa 8 ore affinchè il ricordo di un evento si stabilizzi nella mente, giocare a tetris diventa un modo per interrompere questo processo di formazione della memoria, poiché le stesse aree del cervello sono impegnate in un’altra attività.
Non si tratta certo della creazione di una qualche fantasmagorica “pillola del ricordo”, né di un macchinario futuristico in grado di rimappare il nostro cervello e i suoi ricordi, ma comunque, avendo stabilito le aree del cervello coinvolte, costituisce un passo avanti della ricerca in tal senso.
A noi non resta che interrogarci se la possibilità di curare il ricordo di eventi traumatici sia sufficiente a giustificare ricerche di questo tipo, che potenzialmente potranno comunque portare in futuro alla capacità di manipolare le menti delle persone, cambiandone i ricordi e cancellandoli selettivamente, per chissà quale scopo; in fondo ciò che siamo a un determinato momento non è che il prodotto delle nostre esperienze passate, l’insieme dei ricordi.
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