Uno studio dell’AGCOM in controtendenza rispetto all’Europa

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Francia, Inghilterra, HADOPI, Governo Sarkozy: in Europa in questi ultimi mesi è stato tutto un fiorire di leggi ad hoc per accontentare le potenti lobby dell’intrattenimento, che da anni facevano pressioni sui governi affinchè questi approvassero provvedimenti severi quando non draconiani contro la violazione del copyright e il download illegale di materiale coperto da diritto d’autore. Tali provvedimenti spesso sono però antidemocratici e finiscono con il sovvertire completamente un sistema di diritti prima di tutto civili che, come ha giustamente ricordato il nostro Garante della Privacy nel recente caso FAPAV, vanno al di là anche degli interessi economici e commerciali. Ora ci stanno provando anche in Italia col decreto Romani e con l’offensiva FAPAV, ma l’AGCOM pubblica uno studio in controtendenza.

Il diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, questo il titolo del lavoro/inchiesta pubblicato dall’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) e in netta controtendenza con quanto si sta cercando di fare e dimostrare nel resto d’Europa.

Si tratta di un documento piuttosto corposo, che non mira a fissare un quadro di regolamentazioni specifiche, ma cerca invece di aprire al dibattito i possibili scenari futuri, dando a cittadini e imprese la possibilità di avanzare proposte. Anzitutto, già nell’introduzione al documento, AGCOM ha ricordato l’esigenza di costruire, nel nostro Paese, una struttura legislativa organica che riguardi il diritto d’autore e che abbia come scopo garantire un bilanciamento necessario tra la libertà d’espressione, l’equa remunerazione degli autori e un’adeguata tutela dei diritti dei cittadini della Rete, soprattutto tenendo conto della necessità di garantire privacy e accesso alla cultura, conformandosi così alle direttive europee che, è bene ricordarlo, sanciscono che l’accesso a Internet sia un principio fondamentale dell’ordinamento comunitario.

AGCOM ha ricordato infatti che esistono seri obblighi tecnici e giuridici nelle pratiche di accertamento di illeciti sulla Rete, imposti proprio dalle direttive comunitarie, che escludono l’ipotesi di affidare poteri di monitoraggio ai provider, limiti sottolineati dai principi a tutela della neutralità della Rete e della privacy dei cittadini e che pertanto non possono essere compatibili con quelle che sono le attuali misure antipirateria adottate da altri Stati. In aprticolare l’AGCOm condanna l’uso sia del content filtering, uno dei metodi più utilizzati per filtrare l’accesso ai contenuti Web, palesemente in contrasto con i principi a tutela della privacy e della net neutralità, sia con l’uso delle tecnologie di Deep Packet Inspection, che violano gli stessi principi di libertà democratica.

AGCOM ha poi dimostrato come ciò che sta attualmente accadendo in paesi come Francia, Regno Unito e Stati Uniti, sia del tutto inutile ai fini della prevenzione, sottolineando come approcci basati su divieti e repressioni non abbiano ad oggi dimostrato alcuna particolare efficacia e non garantiscano la tutela sia degli autori che degli utenti.
Ma l’Autorità Garante non si è limitata soltanto a smontare tesi e posizioni degli altri schieramenti, ma ha anche proposto alcune soluzioni alternative, come ad esempio l’adozione di licenze collettive estese: un sistema di adesione volontaria, in virtù del quale gli enti di gestione collettiva negoziano per conto degli aventi diritto la licenza con gli operatori che veicoleranno poi i contenuti digitali su Internet. Il documento infine ha anche riportato alcune delle teorie sviluppate dal professore di diritto di Harvard Lawrence Lessig, di cui abbiamo già parlato in passato.

Chi ci segue sa bene quanto tutti gli argomenti portati dall’AGCOM siano anche nostri e quanto ci stiano a cuore. Non sappiamo se il documento riuscirà ad avere l’impatto sperato sul nostro contesto politico, prima che sia troppo tardi e l’Italia diventi l’ennesimo Paese che prende provvedimenti eclatanti e sbagliati solo per accontentare una parte del proprio elettorato paternalista e autoritario, ma non possiamo che fare un plauso al lavoro svolto dal Garante.

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