UK: critiche e denunce per gli estorsori del P2P

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

File sharing, un affare colossale un po’ per tutti: per chi effettua download gratuiti illegalmente ovviamente, ma anche per chi gli da la caccia, magari altrettanto illegalmente. E’ quanto è successo ad esempio nel Regno Unito, dove è già la seconda volta che un sedicente studio legale invia lettere minatorie a utenti della Rete accusandoli di scaricare illegalmente materiale coperto da diritto d’autore e chiedendo una cifra per non portare avanti la causa legale. Peccato che la maggior parte di tali utenti sia scelta in maniera del tutto casuale e spesso col P2P non abbia avuto mai niente a che fare. Fioccano quindi critiche e denunce per estersione da parte delle associazioni dei consumatori, ma anche dalle major: pentimento? Ma no, semplice difesa del territorio, chi estorce sottrae fondi esattamente come chi scarica illegalmente.

È successo di nuovo, ed è la seconda volta. I primi erano stati i membri di un sedicente studio legale, Davenport Lyons, che inviava missive di avvertimento a presunti utenti colpevoli di essersi appropriati illegalmente di materiali protetti da proprietà intellettuale e chiedendo 500 sterline per non portare avanti la procedura penale, finendo davanti al giudice. Ora la stessa pratica è stata messa in atto da un altro studio legale, ACS:Law, con le stesse metodologie. L’associazione di consumatori Which? è intervenuta denunciando per estorsione lo studio legale, visto che sono state raccolte oltre 150 singole denunce di gente che di P2P, torent e, spesso, anche di Internet e computer ne sanno poco e niente.

Intanto le critiche piovono e non solo dalle associazioni dei consumatori: i Lord, ossia i componenti della camera alta del parlamento britannico, hanno infatti accusato la società legale di “molestie, intimidazioni e intrusione”, invocando addirittura l’intervento del legislatore per impedire che casi del genere si verifichino ancora. Ma la cosa che stupisce di più è la condanna pervenuta dalla British Phonographic Industry, solitamente molto attiva nel chiedere procedure progressive contro il download illegale e la pirateria. In questo caso infatti la BPI è stata tempestiva nel bollare tali pratiche come estorsive e le richieste perpetrate come sproporzionate e prive di basi legali. Che i segugi da caccia delle major siano diventati buoni? Nemmeno per sogno, si tratta di una semplice operazione col doppio scopo di rappresentarsi agli occhi dell’opinione pubblica da un alto come gli unici davvero autorizzati a prendere provvedimenti, operando in piena legalità ed equità e dall’altro si cerca semplicemente di impedire a terzi di estorcere i soldi che loro stessi vorrebbero chiedere ai colpevoli.

Una guerra tra sciacalli insomma, intenti a contendersi le spoglie dei poveri utenti, cercando di stabilire chi ha più diritto di spremerli come si deve, ma nessuno che davvero si preoccupi seriamente di formulare nuove leggi che regolino in maniera nuova e adeguata ai tempi l’intera questione.

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