Per cosa pagherebbero i Netizen? Indagine Nielsen

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Se ne parla da un po’ di tempo: e se si iniziasse a chiedere dei micro pagamenti in cambio della possibilità di navigare, consultare e scaricare legalmente materiale? L’agenzia Nielsen, specializzata in indagini di mercato l’ha chiesto ai netizen che, com’era prevedibile, hanno risposto molto tiepidamente e in cima alle preferenze, indovinate un po’, ci sono musica e video.

Chiedere micro pagamenti in cambio della notizia letta o dell’MP3 o del video scaricato, è un’idea che ha iniziato a girare da un po’ in tutti gli ambienti aziendali coinvolti nella cosiddetta new economy. Offrire servizi e, soprattutto, garantirne qualità ed affidabilità, ha infatti costi abbastanza elevati, che non possono rientrare soltanto tramite pubblicità. I vecchi modelli di business basati su tali meccanismi stanno infatti tutti più o meno fallendo, a volte clamorosamente, altre volte con una lenta agonia, come nel caso di YouTube, Facebook o Wikipedia. Altri attori hanno quindi iniziato a pensare di chiedere dei compensi per quanto offerto, direttamente ai fruitori, come ad esempio il New York Times, nella sua versione elettronica.

L’agenzia Nielsen ha dunque svolto una ricerca di mercato sull’argomento, svolta a livello globale e che ha visto la partecipazione di circa 30mila soggetti di ben 52 Paesi, i quali ovviamente hanno dichiarato, nella misura dell’85 % di preferire che l’accesso ai contenuti resti gratuito ma, messi di fronte all’eventualità che si sia obbligati a pagare, i netizen hanno dichiarato in maggioranza un interesse per l’acquisto di musica e giochi, cose che del resto magari acquistano già ora e che sono del resto a pagamento anche nella vita reale, mentre le percentuali sono crollate quando si è parlato di contenuti in formato web-only, come ad esempio le notizie realizzate da fonti online l’accesso ai social network o la consultazione di blog. L’indagine Nielsen ha riscontrato anche che quasi l’80 % del campione ritenga sia importante che ad un abbonamento sottoscritto a una rivista cartacea debba seguire un accesso gratuito al relativo sito Web, mentre il 70 % se fosse costretta a pagare pretenderebbe una maggiore qualità dei contenuti.

Insomma il problema è complesso e ha diversi livelli: anzitutto, a livello percettivo, c’è ancora uno stacco netto, nella maggior parte delle persone, tra il mondo reale e quello virtuale, che non si pensa governato dalle stesse leggi e forse le persone credono che blog o giornali online siano generati automaticamente dai computer (ma anche così bisognerebbe che qualcuno paghi le bollette elettriche) e non da persone che lavorano come i loro colleghi cartacei. In secondo luogo bisognerà dirimere il complesso nodo che vede da un alto il diritto all’accesso gratuito al sapere (avete presente le biblioteche?), il mantenimento della Net Neutrality e della libertà democratica dei contenuti su Internet e il giusto compenso economico di cui sopra per chi lavora nel settore, eprchè ad esempio contenuti a pagamento diverrebbero forse come gli attuali giornali, dietro cui ci sono lobby e padroni e quindi minor credibilità e imparzialità.

Insomma un problema complesso e stratificato che non prevede soluzioni facili e coinvolge non solo l’economia ma anche aspetti sociali e culturali del nostro tempo e intanto stiamo per trovarci a un bivio: pagare direttamente per ciò di cui fruiamo o rischiare una decimazione delle imprese che attualmente ci forniscono i contenuti gratuitamente, cosa che impoverirebbe molto la ricchezza di Internet e la sua vera forza che è la molteplicità di voci.

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