Il futuro dell’umanità è l’evoluzione cibernetica

Gadget e Hi-Tech     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Biologico ed elettronico. Mischiare hardware, software e neurologia, arti meccanici, processori e connessioni Web per espandere l’uomo fino a nuovi e impensabili livelli di evoluzione e consapevolezza, in una sorta di Homo Sapiens Sapiens 2.0. E’ quanto cerca di fare sistematicamente da oltre un decennio Kevin Warwik, professore del Cybernetics Department dell’Università di Reading, sperimentando soluzioni anche direttamente su se stesso.

Un connubio di uomo, macchina e Internet, questo è il futuro che vede per l’umanità il visionario professor Kevin Warwik e che lavora fervidamente da oltre un decennio per far si che si possa avverare.

Non siamo certo nuovi a questo immaginario, giacchè letteratura e cinema ci hanno preparato a tali scenari, anche se in modi parziali e non integrati come li vede Warwik: i robot sensienti di Asimov, le connessioni neurali con la Rete di William Gibson o di Matrix, i cyborg di Terminator e, più recentemente, gli Avatar di James Cameron, non sono infatti che visioni parziali di ciò che il professore ha in mente.

“La nostra percezione del mondo è troppo ristretta” spiega infatti Warwick “voglio rendermi conto di quello che succede servendomi anche degli ultrasuoni o dei raggi ultravioletti, per citarne alcuni”. Ma lo scienziato britannico non risparmia neanche il linguaggio che, come tutti sappiamo, non è preciso ma evocativo e quindi soggetto d ambiguità e poca chiarezza, mentre, spiega sempre Warwik “Se potessimo scambiare segnali elettrici esclusivamente attraverso il cervello si potrebbe dare alla comunicazione interpersonale una forma e un’efficacia mai sperimentate prima”.

Il docente non è nuovo a queste sperimentazioni ed in passato ha ottenuto anche alcuni significativi successi, come riuscire a muovere un arto meccanico a distanza, tramite l’impianto di u microprocessore nel suo sistema neurale e connettendo poi il tutto alla rete epr la trasmissione dei dati.

Insomma Warwik immagina, in futuro, di poter espandere le capacità mentali e fisiche dell’uomo tramite impianti elettromeccanici e una connessione neurale permanente alla Rete, un po’ come si immagina nella serie di Manga e Anime di Ghost In The Shell. Tale espansione però, e qui risiede sia l’elemento di fascinazione che di leggera inquietudine, non riguarderebbe solo i singoli, ma l’umanità nel suo complesso, giacchè se fossimo tutti neuralmente interconnessi (o la gran parte, visto che Warwik immagina che “evolversi” non sarà obbligatorio) si potrebbe davvero arrivare a uno stato di coscienza diverso e superiore a quello che conosciamo attualmente e che porterebbe a divenire un Uno integrato di coscienza, però con il lato negativo della medaglia di perdere la nostra componente individuale a cui noi esseri umani siamo tenacemente attaccati.

Insomma, per chi avesse già giocato Mass Effect 2, noi potremmo divenire in futuro come i Geth:

Shepard: Come dovrei chiamarti?
Geth: Geth.
Shepard: Intendo specificamente te.
Geth: Siamo tutti Geth.
Shepard: Come si chiama l’individuo che ho di fronte?
Geth: Non c’è alcun individuo. Siamo tutti Geth, questa è solo una piattaforma mobile. Attualmente ci sono 1183 programmi attivi in questa piattaforma.
Shepard: I Geth hanno un governo?
Geth: Non nella vostra accezione, noi siamo tutti Geth, raccogliamo i consensi.
Shepard: E’ ciò che fanno i governi.
Geth: I governi degli organici impongono i consensi: da un unico punto di vista nelle autocrazie, codificando le visioni medie più diffuse nelle democrazie.
Shepard: Dunque cosa rende diversi i Geth?
Geth: Tutti i dati vengono condivisi tra i Geth, tutti i punti di vista vengono considerati. I consensi sono raccolti dopo che i dati sono stati diffusi.

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