Il commissario europeo si esprime sulla privacy e chiama in causa Facebook

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

Non è passato molto tempo da quando il giovane fenomeno di marketing che risponde al nome di Mark Zuckerberg, patron di Facebook, si è pronunciato contro la privacy, definendola ormai obsoleta e di poco interesse per gli internauti, che ecco arrivare puntuale il richiamo del commissario europeo, Viviane Reding, sull’argomento e intanto in Canada addirittura si indaga sulle nuove opzioni che il social network ha inserito al suo interno, opzioni richieste proprio dal Canada per migliorare la gestione della privacy e che invece, secondo diverse denunce raccolte, la peggiorano. Tutto questo mentre alcune ricerche di mercato smentiscono la (facile e comoda) tesi di Zuckerberg.

La Privacy? Un retaggio del passato, superata e ormai inutile, di nessun interesse per il popolo di Internet, che amerebbe invece condividere sempre più a fondo il privato, senza alcun limite. Parole dell’autoproclamatosi profeta della rete e dei redditizi Social Network, Mark Zuckerberg. Peccato che una recente indagine di mercato, svolta da Pew, sostenga ‘esatto contrario, mostrando come oltre il 60 % degli utenti statunitensi di Facebook imposti il proprio account su parametri di maggior riservatezza rispetto a quelli di default; solo una forte miopia (interessata?) potrebbe quindi impedire di ammettere che c’è un conflitto di interessi tra le piattaforme sociali che vedono nella rivendita dei dati degli utenti la loro fonte di reddito e la volontà che si muove in senso opposto degli utenti stessi.

Accade così quindi che essere chiamati in causa dal Commissario Viviane Reding, durante la giornata europea per la protezione dei dati, divenga normale. la Reding ha infatti approfittato dell’occasione per sottolineare alcune sue posizioni a proposito dei temi più caldi, ponendo anzitutto l’accento sulla necessità di chiarire come funzionano in pratica i principi del consenso e della trasparenza, chiamando in causa Facebook, MySpace e Twitter cui ha chiesto concretezza ma soprattutto che i profili dei bambini siano considerati privati di default. La Reding si è inoltre espressa sul tracciamento degli utenti per fornire pubblicità comportamentale, riferendosi direttamente al caso Phorm: “è evidente che senza previo consenso informato i dati dei cittadini non possono essere utilizzati”. Al centro del dibattito sulla privacy, poi, restano ancora le linee guida di Facebook, cui molti imputano, al momento, responsabilità non indifferenti, se non altro per l’elevato numero di informazioni personali e interpersonali che si trova a dover inevitabilmente gestire.

In particolare il Canada sta investigando più approfonditamente la questione, in risposta a varie denunce ricevute. L’indagine si sta concentrando soprattutto sulle impostazioni di default di Facebook nelle nuove policy sulla privacy, che spingono in certi casi a condividere più informazioni di quanto si fosse scelto in passato. Si tratta infatti di un paradosso, visto che le stesse sarebbero state predisposte da Facebook proprio per rispondere alle prime raccomandazioni della commissione canadese. Esse invece non solo avrebbero determinato per alcuni un aumento dei dati divulgati, ma con tali cambiamenti sarebbe diventato più difficile per gli utenti capire con chi si stanno condividendo le informazioni.

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4 Commenti

  1. danzatriceorientale

    Vi racconto la mia esperienza riguardo la questione privacy.

    Ieri il mio account è stato disabilitato ma non ho ben capito per quale motivo.

    L’unica ragione potrebbe essere che ho scritto “Anonimo” laddove avrebbe dovuto esserci il mio cognome, mna se l’ho fatto, vi sono stata portata da cause serie che espongo subito: prima che venissero cambiate le impostazioni sulla privacy in facebook, io (come tutti gli utenti, credo), riuscivo a rendere visibile solo agli amici il mio nome e cognome (mentre chi non era nella mia lista visualizzava solo il nome), idem per quanto riguardava la foto del profilo.

    Sicura di tutelare la mia privacy, sicura che TUTTI GLI INTERNAUTI NON PRESENTI NELLA MIA LISTA AMICI POTESSERO LEGGERE SOLO IL MIO NOME, ho fondato un gruppo su facebook mettendo un link in un sito esterno (ossia nel mio canale di youtube).

    Non lo avessi mai fatto! Mi sono imbattuta in uno stalker che per un paio di giorni è andato pubblicando il mio nome e il mio cognome in giro per tutti i siti web, ragion per cui mi sono vista costretta a cambiare il mio cognome in “Anonimo”.

    Quindi il mio account per cosa sarebbe stato disattivato? Per aver voluto tutelare la mia privacy messa a repentaglio dal loro stesso sito? Perché se le impostazioni fossero rimaste come prima, non avrei avuto di sicuro questi problemi.

    Se davvero il mio account è stato disabilitato per questa sciocchezza, non ci tengo proprio a riaverlo: sinceramente non so che farmene di una piattaforma che non mette al sicuro i miei dati sensibili e la mia foto personale, che rischia di essere rubata e utilizzata in maniera impropria dai tanti folli che spopolano nel web.

    Ho invisto una mail a disabled@facebook.com per far sì che si rendano conto che non si trattano alla leggera i dati delle persone, quindi o ripristinano le vecchie impostazioni consentendo solo alla lista amici di visualizzare anche il cognome dell’utente, oppure ho paura che ci sarà un calo tra gli iscritti.

  2. Joan

    Infatti io ho cancellato tutto una settimana dopo la modifica delle impostazioni della privacy.

  3. RockRibelle

    Sono restato in facebook il tempo di rendermi conto che le informazioni si diffondevano a mia insaputa. Ho fatto pulizia nel io profilo, cancellando foto ed informazioni di ogni tipo, ma non posso cancellare il mio nome. Mi auguro che l’autoproclamatosi guru dei social networks abbia lui stesso dei grossi problemi con la sua ideologia immatura. l’accesso alle informazioni personali non é un diritto che la legge può concedere, la privacy invece é un diritto. Credo che la questione così come é gestita da Zuckerberg sia una mina vagante.
    Nessuno, ripeto nessuno, può negare la privacy, e un qualsiasi social network deve prima di tutto offrire i mezzi per garantirla in principio. Poi se un utente con manie varie desidera rendere pubblica tutta la sua vita privata allora non ha che da sbloccare un accesso che per defualt deve essere chiuso.
    Zuckerberg é solo più spregiudicato di altri, e come tale va tenuto a freno!

  4. Someone

    Feicebook è fondamentale,
    Tutti quelli che stanno per sposarsi
    dovrebbero prima dare uno sguardo all’ account della sposa.

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