E-waste, il rapporto delle Nazioni Unite

Ecologia e Risparmio Energetico     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

E-waste, spazzatura elettronica, i resti del progresso tecnologico, i rifiuti dello sviluppo, le tracce incancellabili del nostro scomposto e diseguale progresso, che arricchisce gli uni mentre sommerge di immondizia gli altri, con gravi danni anche ambientali per il futuro. Il rapporto delle Nazioni Unite sulla situazione attuale, i possibili sviluppi e le azioni da intraprendere per cambiare gli scenari futuri.

Sterminate distese di rifiuti elettronici che si estendono a perdita d’occhio, bambini che ci giocano in mezzo, adulti che cercano di riciclare il riciclabile: chi è mai stato in qualche grande città del Terzo Mondo, che sia in Africa, India o Sud America, sa di cosa sto parlando, sono le discariche di componenti elettronici usati, spesso di provenienza occidentale, veri gironi danteschi in cui si aggirano i diseredati del pianeta.

A portare all’attenzione pubblica il problema è stato un rapporto delle Nazioni Unite, che ha anche sottolineato come un’eventuale mancata risoluzione del problema oggi porterà un’irreparabile danno ambientale domani, con grave minaccia alla salute pubblica mondiale, in quanto il problema presto inizierà a interessare anche le nostre Nazioni.
Secondo le statistiche stilate nel documento, infatti, entro il 2020 il numero dei vecchi PC scaricati in India rischia di aumentare del 500 % mentre in alcuni Paesi africani come Uganda o Senegal il flusso di e-waste dovrebbe crescere di circa il 4/8 %. Ma come detto non si tratta più di un problema del solo Terzo Mondo: globalmente infatti il tasso di crescita si assesta sui 40 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici all’anno, ad esempio nei soli Stati Uniti, nel corso del 2008, sono stati venduti oltre 150 milioni di cellulari e cercapersone, rispetto ai 90 milioni del 2003, mentre, sempre entro il 2020, i cellulari mandati in pensione aumenteranno di sette volte in Cina e ben diciotto in India. A rischiare maggiormente per le conseguenze più immediate sono quindi indubbiamente la Cina, che produce da sola 2,3 tonnellate l’anno di spazzatura elettronica, l’India, il Brasile e il Messico, ma visti i tassi di crescita, presto questo stesso problema lo avremo anche in Occidente e spedire i nostri rifiuti in quei Paesi non sarà più sufficiente a nascondere il problema e a rimandarlo.

Il documento delle Nazioni Unite però non contiene esclusivamente dati allarmanti ma, come spesso sono soliti fare, anche alcune indicazioni o “best practice” che, se applicate, potrebbero migliorare la situazione: Bangalore, in India, è portata come esempio da seguire; lì infatti il problema è gestito efficacemente, dando al contempo una mano all’economia locale. Ma suggerimenti ed esempi ovviamente da soli non bastano e le Nazioni Unite chiedono anche e soprattutto che si stabiliscano regole serie e coordinate per uno smaltimento più efficiente.

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4 Commenti

  1. move

    Cambiano socket ogni 3 mesi, standard ATX ogni 4
    e memorie ogni 6, poi di cosa si lamentano ?

  2. Maria Grazia

    Ho riportato il post sul sito di piovesolidarietà

  3. Alessandro Crea

    Grazie, è bello sapere che non tutti sono indifferenti

  4. Morjs

    Q8 move

    Che si pretende, ogni 3×2 l’ industria informatica (ma anche le altre industrie contanto anche le automobilistiche), sforna componenti nuovi, la tecnologia avanza è un dato di fatto. Ma pensare di introdurre parte di questi rifiuti nei nuovi componenti gioverebbe al quanto, credo debbano seriamente prendere in considerazione di rivolgersi al rifiuto che abbiamo accumulato per i nuovi prodotti, se continuaimo così ce li troveremo perfino in casa i rifiuti tecnologici.
    Non ha poi granchè senso secondo me, spedire certi rifiuti dall’ altra parte del globo perchè così si può rimandarne lo smaltimento, non è giusto nei loro confronti e non è giusto nei nostri che dobbiamo spendere migliaia di euro per aggiornarci, quando utilizzando parte dei rifiuti si potrebbero abbattere di granlunga i costi.

    Una ipotesi sola, il silicio che sia su una scheda di 5 anni fa o di 1 mese fa, sempre silicio è..
    Perchè non riciclarlo come già si fa per gran parte dei prodotti comuni come vetro, ceramica, carta e cartone, plastiche varie??
    E soprattutto, mettiamo un freno a queste industrie, non è possibile che ogni anno ci facciano una serie nuova di processori, tanto per dirne una, quando ancora i predecessori funzionano ancora bene, questo è solo spreco di soldi per noi e dell ambiente nel mondo intero.
    Mettiamo davvero un freno a tutto questo spreco, fermate questi sciacalli che non se ne può più, fanno la gara a chi inventa l’ oggetto migliore, chi ne pagherà il prezzo però siamo noi e il nostro pianeta.

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