Zuckerberg: la privacy? Non ha più alcuna importanza

Web e Business     Autore: Alessandro Crea Aggiungi un commento

La privacy? Ormai è roba vecchia, agli utenti di Internet non interessa più e quindi non è più necessaria. Le esigenze e i costumi sociali si evolvono nel tempo e Internet sta andando nella direzione della condivisione totale senza più barriere. Questo in sintesi il pensiero del golden boy del Web 2.0, Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, il più grande (e meno sicuro) dei social network attuali. Ma è davvero così? E, soprattutto, si può liquidare così superficialmente una tema così complesso o l’ammirazione acritica per certi aspetti di Internet non nasconde semplicemente la volontà di proteggere interessi economici?

“Ormai gli utenti condividono senza problemi le informazioni personali online. Le norme sociali cambiano nel tempo. E così è anche per la privacy [...] Quando ho iniziato a pensare a Facebook nella mia cameretta di Harvard, in tanti si chiedevano perché mai dovrei mettere informazioni online? Perché dovrei avere un sito personale? Poi è iniziata l’esplosione dei blog e di tutti gli altri servizi che permettono di condividere informazioni online. Le abitudini sociali evolvono nel tempo”. A fare queste dichiarazioni è stato proprio Mark Zuckerberg, il patron del più grande sito mondiale attuale, in risposta ad alcune domande sul recente cambiamento delle impostazioni di Facebook, quando 350 milioni di utenti hanno visto passare alcune informazioni da private a pubbliche . Basta cioè effettuare una normale ricerca online, per visualizzare la lista di amici, le foto e gli aggiornamenti di milioni di iscritti.

La risposta di Zuckerberg può a una prima superficiale analisi sembrare anche corretta (cioè i costumi sociali cambiano nel tempo, non c’è dubbio), ma in realtà non fa altro che cancellare con un sol colpo di spugna un argomento complesso, che meriterebbe ben altre riflessioni.

Siamo sicuri infatti che mettere in piazza senza filtri tutto il proprio vissuto sia cosa buona e giusta, che un nuovo media (Internet in questo caso) debba imporre a tutti un radicale cambiamento? La società cambia certo, ma chi stabilisce che i cambiamenti di per sé siano sempre un avanzamento positivo? A Zuckerberg di tutti questi pensieri sembra importare poco: del resto difendere così facilmente la perdita del senso della privacy da parte degli utenti più giovani di Internet, ormai acriticamente assuefatti a vivere in una sfera di vetro trasparente gli fa forse gioco, visto che l’accordo con Google per indicizzare le pagine del proprio sito è assai ricco e redditizio. Ecco quindi spiegato l’inghippo, perché a volte non sono i costumi sociali a evolversi, ma gli interessi e le pressioni di lobby interessate che impongono i cambiamenti dall’esterno, forzandoli, la pigrizia delle masse poi fa il resto, perché purtroppo è altrettanto vero che il Web ci sta anestetizzando, le opzioni per la privacy sono annidate e complicate? Allora le lascio lì e siamo tutti pronti a vivere sempre di più costantemente connessi agli altri: cellulari accesi 24 ore su 24, connessioni costanti ai social network, zero filtri, nessuna barriera, ma alla fine a cosa serve tutta questa condivisione se mancano sempre più i contenuti e noi diventiamo soltanto una massa amorfa di persone che si parlano l’un l’altra senza dire niente e senza ascoltarsi?

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5 Commenti

  1. gasfax

    Ale dovrebbero clonarti.

  2. Alessandro Crea

    In che senso?

  3. gasfax

    Leggo sempre con piacere i tuoi articoli e il tuo condivido il tuo punto di vista su molti argomenti. ;) :)
    Piacere di risentirti.

  4. Alessandro Crea

    Grazie, sono contento che gli argomenti che seleziono suscitino interesse

  5. fedcas

    concordo con gas ;)

    e aggiungo: viva i forum, specialmente quelli tecnici o comunque tematici. Non saranno in voga, non saranno web 2.0 (anzi, in sostanza riprendono pari pari le logiche di usenet e newgroup…) ma si tratta di comunicazione con un senso e con un fine, cosa che ultimamente sta diventando una rarità, per ricollegarmi a quanto dici con la tua ultima frase…

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